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23 gen 2022

Covid a scuola, bolle chiuse e didattica a singhiozzo

I presidi: "Non vediamo spiragli, ma chiudere non è la soluzione. Alleggerire la burocrazia o non si regge"

simona ballatore
Cronaca
Famiglie in ansia per quarantene a catena e Dad, soprattutto alle primarie: 10 giorni a casa anche e vaccinati
Famiglie in ansia per quarantene a catena e Dad, soprattutto alle primarie: 10 giorni a ca

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Milano, 24 gennaio 2022 - La seconda settimana dell’anno si è conclusa con oltre 300 sezioni chiuse - tra nidi e scuole dell’infanzia del Comune di Milano – e circa 900 educatori ed educatrici assenti per diversi motivi, principalmente quarantene e contagi. Impossibile ormai distinguere nel fitto elenco i "sospesi" perché senza vaccino: molti di loro si sono nel frattempo ammalati e stanno rientrando col green pass. "Erano circa una settantina tra personale tecnico e amministrativo e bidelli più 250 docenti (concentrati soprattutto alle superiori), i lavoratori da sostituire nelle scuole milanesi perché senza vaccino. Si è provveduto, e per alcuni casi si sta ancora provvedendo, attingendo dalle messe a disposizione", spiega Massimiliano Sambruna, Cisl Scuola Milano. Anche se non è semplice visto che si sommano agli altri assenti da sostituire ogni giorno. "Non abbiamo dati ufficiali, ma attraverso le nostre Rsu sappiamo che la situazione, rispetto alla settimana subito a ridosso del Natale, è lievemente peggiorata – continua Sambruna –. Presidi, docenti e personale stanno lavorando h24 per permettere al sistema di reggere. Certo non è didattica. Si tampona, si spostano gli insegnanti di sostegno gravando ancora una volta sugli alunni più in difficoltà, e il clima scuola-famiglia si fa più teso". Sempre facendo una stima tra le rsu la Flc-Cgil ha calcolato che è effettivamente in presenza una classe su due al momento: gli altri sono a distanza o in modalità ibrida. La più ardua da garantire.
"Speravamo di intravedere qualche spiraglio nel fine settimana e invece siamo davvero in difficoltà – scuote la testa Antonella Caleffi, preside del comprensivo Perasso, a Crescenzago –. Quasi tutte le nostre 55 classi, tra infanzia, primarie e medie, sono compromesse dai contagi. Che arrivano da fuori, dall’ambito famigliare, non dalla scuola. Otto classi sono chiuse. Domani (oggi per chi legge, ndr) riapre la scuola dell’infanzia: per la regola che basta solo un contagiato abbiamo dovuto chiudere tre sezioni su tre. Una dozzina di classi sono in didattica mista". E poi arrivano fiumi di mail con richiesta di attivazione della Dad per i singoli assenti. "Laddove riusciamo attiviamo qualche ora, ma è davvero complicato – continua Caleffi –. Capiamo i brontolii delle famiglie, ma il personale è oberato, occupato tutto il giorno a caricare dati: per inserire solo quelli di una classe serve un’ora e mezza. Le connessioni non sempre sono stabili". E in tutto questo ci sono le iscrizioni che si chiudono venerdì, famiglie che chiamano per chiedere aiuto nella compilazione che vanno seguite, mentre altre chiamano lamentando ritardi nelle comunicazioni della quarantena. Il telefono si fa rovente. "Un incubo. Ma chiudere no, non è la soluzione – conclude la dirigente scolastica –. Servirebbe piuttosto un alleggerimento di queste incombenze, un cambio delle norme sulle quarantene. Vogliamo tornare a fare scuola".

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