ll tassista Giuseppe Allegri
ll tassista Giuseppe Allegri

Milano, 2 aprile 2020 - Per tutti era il tassista di Famagosta. Lo trovavi sempre lì in zona, al parcheggio vicino all’uscita della metropolitana verde, al volante della sua Peugeot (marchio di cui era innamorato e che non ha mai “tradito”). Ben vestito e con la macchina pulitissima (con sigla Lima 57), era un conducente vecchio stile: uno di quelli che a fine corsa tornavano sempre allo stesso posteggio, quello vicino a casa. Giuseppe Allegri, 63 anni e un passato da vigile urbano, è morto ieri, ucciso dal coronavirus: aveva accusato i primi sintomi un paio di settimane fa e aveva smesso di guidare, restando nella sua abitazione tra Chiesa Rossa e Gratosoglio; poi il peggioramento e il ricovero al San Paolo, proprio l’ospedale dove spesso si recava per lavoro per accompagnare familiari di pazienti, medici e infermieri. L’uomo lascia la moglie, a casa in quarantena, e una figlia.

Dal 2007 prestava servizio per il radiotaxi 6969, lavorando soprattutto nel turno di sera. "Era una persona straordinaria - il commosso ricordo del direttore della centrale radio Vincenzo “Gege” Mazza - e tutti i colleghi lo stimavano per la sua professionalità e la sua riservatezza: tutto il 6969 si stringe attorno alla famiglia". Ieri almeno in venti hanno chiamato per avere informazioni sulla morte di Allegri: "Ogni volta che passava in ufficio - continua Mazza - mi cercava subito e veniva a salutarmi. Una volta, un cliente di Rozzano se ne andò senza pagare. Gli dissi “Peppe, facciamo denuncia? Vedrai che lo prendono”. E lui rispose “Ma no dai, per 35 euro, lascia perdere”".

Il lutto improvviso ha colpito molto la categoria, che sin dall’inizio dell’emergenza Covid-19 si è battuta per avere gli adeguati dispositivi di protezione individuale. I sindacati hanno condotto una durissima battaglia per ottenere mascherine, guanti ed elementi divisori tra sedili anteriori e posteriori, ma di risposte istituzionali ne sono arrivate pochissime, sia a livello nazionale che a livello locale. Tanto che non più tardi di dodici giorni fa i rappresentanti di categoria hanno invitato i conducenti a non lavorare per non mettere a rischio la loro salute: "Dato che la diffusione del contagio sta assumendo livelli sempre più preoccupanti in Lombardia e anche nell’area metropolitana di Milano, sconsigliamo la prosecuzione del servizio a tutti i tassisti - la nota del 20 marzo - in quanto non ci sono le condizioni di sicurezza". Molti tassisti stanno già accusando gli effetti anche economici della pandemia: le corse sono crollate dell’85-90% rispetto al periodo pre coronavirus, creando notevoli difficoltà a coloro che hanno una licenza da pagare, in particolare i più giovani.