Milano, i rischi della vita da rider: "Coltello addosso ai miei corrieri. E io speronato..."

Castronuovo, manager di Urban Bike Messengers e dal 2008 in prima fila fra 38 uomini delle consegne.

Matteo Castronuovo, 45 anni, operation manager di Urban Bike Messengers,
Matteo Castronuovo, 45 anni, operation manager di Urban Bike Messengers,

Fosse solo il gesto delle corna, come faceva Bruno Cortona (Vittorio Gassman) in una scena celeberrima del film “Il Sorpasso”. "Ci sono alcuni conducenti - non la maggior parte, sia chiaro - che dietro al volante perdono la pazienza facilmente. Non solo parolacce al volo. In questo periodo di intenso traffico le liti per occupazione “abusiva“ di piste ciclabili sono a cadenza quotidiana. Il fatto è che c’è chi in macchina si sente “padrone“ della strada, vivendo invece i mezzi alternativi per muoversi come “intrusi“".

A dirlo è Matteo Castronuovo, 45 anni, operation manager di Urban Bike Messengers, la prima azienda in Italia ad inaugurare le consegne in bici dal 2008: oggi l’impresa milanese conta 32 corrieri (fra cui lo stesso Castronuovo) che operano con biciclette e cargo-bike, trasportando buste e pacchi fino a 100 chilogrammi. "Alcuni miei corrieri, tendenzialmente molto giovani, esili e di origine straniera, hanno subito minacce col coltello. Sei mesi fa, di pomeriggio in zona Buonarroti, c’è stato pure una minaccia di morte da parte di un uomo che ha cominciato a lanciare in strada tutti i pacchi. Personalmente non mi è mai successo di vedere un coltello ma forse l’aspetto massiccio e “autoctono“ ha un effetto dissuasore. Almeno venti volte però sono dovuto scappare da chi era sceso dall’abitacolo e ho perso il conto di quante volte sono finito quasi contro una macchina dopo una manovra azzardata da parte di un automobilista. Un anno fa mi hanno speronato intenzionalmente mentre attraversavo con la bici in via Orefici sulle strisce: solo per un caso non mi sono fatto niente. I ciclisti sono chiaramente l’utenza “vulnerabile“, visto che in caso di incidente sono soprattutto loro a rischiare la vita. Logica vuole che andrebbero tutelati a livello di infrastrutture, regole e gestione della convivenza con gli altri veicoli ma, in Italia, a differenza del resto dei Paesi d’Europa, del Canada o del Messico, in cui ho pedalato in lungo e in largo, non succede" commenta il bike courier.

Che fare? "Bene ampliare la rete di piste ciclabili ma non basta per risolvere la questione. Serve una nuova cultura del rispetto delle regole e dell’altro. "La strada è di tutti, a partire dal più fragile" come dice la fondazione Michele Scarponi. La logistica in bici dovrebbe essere vista non come un problema ma come soluzione: significa meno furgoni in giro e quindi traffico più fluido" puntualizza il manager di Ubm.

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro