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21 mag 2022

Aziende agricole soffocate dal caldo anomalo: "Rischiamo di perdere metà raccolto"

L’allarme di Luca Tiraboschi dell'omonima azienda di Vaprio: uscirne indenni sarà complicato

21 mag 2022
barbara calderola
Cronaca
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L'azienda agricola Tiraboschi di Vaprio d'Adda
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L'azienda agricola Tiraboschi di Vaprio d'Adda

Vaprio d'Adda (Milano) - Quasi 200 ettari coltivati a prato e a mais e il timore di rimetterci il raccolto. Colpa della colonnina di mercurio impazzita e della pioggia che non c’è.

All’azienda agricola Tiraboschi a Vaprio è allarme rosso: "Rischiamo di perdere il 50% delle nostre fatiche", spiega Luca, 23 anni, seconda generazione al lavoro a Cascina Cavallasco. Terra e stalla, una passione tramandata a lui e al fratello Sergio dai genitori che negli anni Novanta hanno avviato l’attività. "In una stagione sono caduti 30 millimetri di pioggia, il risultato è che stiamo tagliando metà fieno del solito". Il problema non riguarda solo i numeri, ma anche la qualità: "L’erba ha sofferto la siccità e ora si apre la grande partita del mais. Prima abbiamo dovuto combattere contro i corvi che mangiavano il seme e con i parassiti, ora siamo vicini alla concimazione e serve acqua. Non solo. Con temperature superiori ai 30 gradi la pianta va ‘in blocco’ per evitare la disidratazione. Forse nel Naviglio l’acqua arriverà la prossima settimana, speriamo perché siamo appesi a un filo".

Nell’enorme distesa coltivata dai Tiraboschi c’è anche la stalla con 600 bovini da latte, una scelta consolidata non solo per diversificare, ma anche per vocazione. "Ho raccolto i testimone da mamma e papà perché amo vivere in mezzo alla natura e agli animali: andiamo avanti per questa ragione. Le difficoltà non ci danno tregua: prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina ma il caro-prezzi, dalle sementi alle bollette, era cominciato prima. E adesso ci si mette il meteo con un caldo fuori norma. Uscirne indenni sarà complicato".

Sono 3.500 le aziende agricole in bilico nell’hinterland. La congiuntura Covid-crisi internazionale si innesta "su rincari già in corso prima dell’attacco russo a Kiev, siamo di fronte a un fattore ulteriormente sfavorevole, ma l’invasione si aggiunge a difficoltà precedenti". Rispetto a un anno fa il mais a uso zootecnico ha fatto un balzo in avanti del 100%, il frumento del 70, la soia del 50, l’energia elettrica del 500% e i concimi a base di azoto del 140, in queste condizioni i conti non tornano anche con eventuali aumenti. "Quest’anno annaspiamo ma stiamo a galla perché utilizziamo i mangimi del 2021 acquistati a valori ‘normali’, - ricorda Alessandro Rota, presidente della Coldiretti Milano, Lodi Monza e Brianza - ma nel 2023, visti l’attuale impennata, le uscite saranno il doppio o il triplo e noi saremo in ginocchio. Lo scenario che ci si prospetta è quello di un crollo della produzione con filiere alimentari sempre più a rischio".

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