Milano, 10 maggio 2018 - La bocca imbronciata. Segni marcati sulla parte genitale, sullo stomaco, sul busto. Così si è disegnata una bimba di 7 anni vittima di bullismo. Aggredita da un’altra ragazzina e dalle sue amiche. Sulla parte destra del foglio ha rappresentato «l’aguzzina»: gigante rispetto a lei, con un ghigno che contrasta la sua tristezza. A spiegare il significato è Francesca Maisano, psicoterapeuta dell’età evolutiva del Centro nazionale sul disagio adolescenziale della Casa pediatrica del Fatebenefratelli. È dal disegno che spesso arriva il primo grido d’aiuto dai bambini, i quali usano colori e forme più che parole per esprimere il disagio. Di disegni la Maisano ne ha maneggiati a centinaia. Ne mostra un altro significativo: è stato realizzato da un bimbo di 8 anni, pure lui preso di mira dai bulli, in un contesto sportivo. Lui «si arma» insieme a un altro coetaneo, ma appare isolato e come schiacciato. Gli «omini» formano una massa, «c’è chi guarda e non fa nulla. Ed è anche questo a fare male – commenta la dottoressa –: non solo i bulli ma anche gli spettatori, che guardano e non intervengono». Questo bimbo veniva perseguitato nello spogliatoio: i compagni di squadra avevano iniziato nascondendogli oggetti, poi tirandogli calci, escludendolo dal gruppo.

Dal disegno è partito il recupero. Il Centro Italiano sul disagio di bambini e adolescenti del Fatebenefratelli si occupa di circa 1.200 casi all’anno, la maggioranza riguardanti il web e i fenomeni illegali della rete, lavorando in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Brera (terapia artistica) e attraverso lo sport: qui è nata la prima palestra di autostima e autodifesa (con la tecnica Krav Maga elaborata dall’istruttrice Gabrielle Fellus). In più, in sinergia con Frida’s Friends sconfigge il bullismo anche grazie alla pet therapy. Non mancano le azioni preventive in collaborazione con gli educatori di Pepita Onlus. All’opera, un’equipe di esperti nel campo dell’adolescentologia, della psicologia e della nutrizione. E la struttura ospita anche una camera (stanza blu) dedicata ai tentati suicidi. «Dobbiamo avviare un percorso di corresponsabilità da parte dei social network a tutela dei minori – afferma il professor Luca Bernardo –. Più che i dati rubati, a preoccuparci sono le adolescenze rubate. I ragazzi, sempre più spesso, si stanno facendo del male sul web. Ma internet non è solo uno strumento, è un mondo dove esistono diritti e doveri».