Bufera urbanistica: “Milano mai più ‘capitale della Scia’, pensiamo ai cittadini e non solo ai turisti”

Lucia Tozzi, studiosa delle politiche urbane e autrice del libro ‘L’invenzione di Milano’: no alla religione del metro quadro

Skyline di Milano

Skyline di Milano

Milano - L’intervista si fa in due step. È un fiume in piena, Lucia Tozzi. È studiosa delle politiche urbane ma viene dal mondo del giornalismo, ha scritto per il Manifesto, La Stampa, Domus.

Mette subito in chiaro che la "critica è una forma d’amore" e che no, pur essendo napoletana è qui che ama vivere, anche se "molti le chiedono perché si ostini a restare a Milano", criticandola così violentemente. Qui ha cresciuto un figlio, Francesco, di 11 anni. Ha scritto il libro ‘L’invenzione di Milano. Culto della comunicazione e politiche urbane’ ("Quinta ristampa, un miracolo, è uscito l’anno scorso con un piccolo editore, Cronopio, pure napoletano!").

Impossibile non chiederle cosa pensa dell’inchiesta giudiziaria che rende il sindaco Sala "preoccupatissimo".

"Ci credo. Ha visto il mio post su FB, su Milano ‘capitale della Scia’, paradiso immobiliare con pochi oneri e niente ostacoli burocratrici o molti meno rispetto ad altre parti? Tardivamente i nodi arrivano al pettine, chi lo denunciava una decina d’anni fa si beccava l’accusa di estremista...".

Ci sono 140 dipendenti comunali dell’Urbanistica che vogliono cambiare posto....

"Potevano denunciare prima, opporsi. Forse non sarebbero spuntate le Park Tower. Comunque non voglio certo infierire su di loro, a Milano va così da un po’. Però oltre all’esito giudiziario, in un mondo reputazionale come il nostro questa situazione è un danno incredibile per l’immagine di una città che ha assunto l’immagine (pardon il giro di parole) di una metropoli splendente e attrattiva. Il modello Sala si è incrinato. Renderà più cauti gli investitori. Che congeleranno per un po’ gli investimenti. È il momento giusto per cambiare politiche. In questi anni si è costruita una città con campagne di marketing senza precedenti, il suo successo è stato ottenuto spostando le risorse materiali e intellettuali destinate alla produzione di cultura, ricerca, servizi di welfare verso la produzione dell’immagine di una metropoli globale del lusso. Si è conquistata la fama di città accogliente, vivibile e cool. Regina del greenwashing, ha scalato la classifica delle città sostenibili mentre consumava più suolo, più ossigeno di qualsiasi altro luogo. La cosa più inquietante è il ruolo giocato dalla finanza".

Nel libro non si salva nessuno, né le reti di quartiere, né i progetti come BAM, di Fondazione Catella, né quelli della Cariplo con La città intorno. I milanesi sembrano dei polli da spennare, una sorta di rotellina nel gigantesco ingranaggio. Punta il dito anche contro quei rettori delle Università che si comportano come attori immobiliari di primo livello.

“Dall’Expo in poi i milanesi vengono trattati alla stregua di turisti della propria città. Una città che devono a tutti i costi scoprire, visitare in ogni angolo segreto, e di cui è imperativo essere orgogliosi e soddisfatti. Perché la prima regola per vendere una città sul mercato globale è restituire un’immagine di entusiasmo compatta, collettiva, in cui ogni individuo rappresenta un atomo di energia vibrante. Ma in una città in cui le diseguaglianze aumentano, la giustizia educativa langue, i servizi vengono privatizzati, il lavoro è precario e l’aria è pessima, diffondere una percezione positiva del benessere e della qualità della vita è un’operazione che richiede un grande dispendio di forze, e infatti il marketing ha fatto il miracolo, ‘Milano è sempre quella, perché non è mai la stessa’”.

Lei si scaglia contro la «religione del metro quadro» che impera a Milano...

"Ci vuole una presa di coscienza, le città modellate sul lusso sono noiose, tutte uguali. Dobbiamo contrapporre la potenza degli interessi di classe...".

Ci manca solo Karl Marx, la lotta di classe...

"E che c’è di male? Marx viene citato moltissimo dai capitalisti stessi, e da tanti premi Nobel dell’economia. Comunque è evidente che ho una visione per la quale continuare ad avanti così è inutile. Cominciamo a pensare che si può cambiare modello".

Dica come.

"Deconcentrare la ricchezza, a livello urbano, come su scala globale, è un obiettivo che richiede idee chiare e potenti e un grande e costante esercizio della forza, ma produce spazi infinitamente più vitali e desiderabili dei soliti agglomerati luxury green"

Siamo alle retorica.

"No, dobbiamo per prima cosa smettere di paragonarci a Londra o New York. Milano non ha certo gli stessi numeri di abitanti e meno male. Da subito costruire meno, recuperare il possibile, mantenere alto il livello dei servizi, come i trasporti, ridurre la mercificazione dello spazio pubblico. Milano è una città ancora molto bella e insieme possiamo salvarla. Dobbiamo invertire questa politica dell’attrattività, tornare a costruire una città per i cittadini, non per attrarre flussi di persone e di denaro. Che le città per essere “erotiche“ hanno bisogno di spazi liberi, gratuiti, case popolari, incontri casuali, e di cura, di un welfare che è diritto essenziale, uguale per tutti, pubblico, finanziato e uniformemente distribuito".

mail: stefania.consenti@ilgiorno.net

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