Milano, 3 maggio 2017 - Sono state 26 - delle 52 portate in Questura - le persone trattenute dopo il blitz di ieri alla stazione centrale di Milano. Per alcuni sarà valutato il rimpatrio immediato da parte del giudice di pace. Altri invece saranno mandati al Centro di permanenza di Torino, dove rimarranno per 90 giorni, e dove sarà valutata la loro posizione. Il controllo di ieri rientra in un'attività prevista anche per i prossimi mesi.

SALA: OK CONTROLLI, MA NOI AVVISATI ALL'ULTIMO - - Il blitz continua a far discutere. "Certamente un maggior controllo della stazione e di piazza Duca d'Aosta è necessario - ha detto il sindaco Sala - però sull'operazione specifica siamo stati avvisati all'ultimo momento, quindi parlerò con il questore anche per capire i risultati che sono stati ottenuti". Il sindaco ha spiegato che parlerà con il prefetto Luciana Lamorgese e il questore Marcello Cardona, per capire "che senso aveva l'operazione: se era estemporanea legata anche agli incidenti che ci sono stati oppure un primo passo di una strategia diversa".

Sulle divisione emerse nella maggioranza dopo il blitz Sala ha dichiarato: "è chiaro che sono questioni che hanno una certa rilevanza dal punto di vista politico. La stazione Centrale è un luogo delicato, è l'immagine della città e quindi va certamente bene che ci sia attenzione, dopodiché sarà utile che queste operazioni in futuro le facciamo in maniera concordata. Rispetto l'autonomia e le intenzioni della questura, ma ci parleremo. L'assessore Rozza già stamattina aveva una prima riunione, noi avremo un incontro la settimana prossima". 

MARONI: STO CON LA POLIZIA - Il governatore della Regione Roberto Maroni ha difeso il blitz: "Sto sempre dalla parte della polizia, della legalità, dell'ordine", ha risposto l'ex ministro dell'Interno. "Come Regione - ha ricordato - non abbiamo molte competenze in materia di sicurezza, ma quello che facciamo lo portiamo sempre avanti con coraggio". Il governatore lombardo ha poi tenuto a rendere noto che il "Tribunale di Milano che ha dato ragione alla Regione Lombardia sul divieto di entrare con il volto coperto nei luoghi pubblici". "E' stato un nostro atto coraggioso, anche in quel caso criticato molto da una certa parte politica, ma i fatti confermano che abbiamo ragione noi - ha commentato -. Questa è la strada".