Giorgio Armani
Giorgio Armani

Milano, 31 maggio 2019 - «Cogli l’attimo»... E ti arrivava a casa una t-shirt Armani Exchange a soli 25 euro! E anche se sei un appassionato del genere ma non proprio sveltissimo, il prezzo saliva al massimo fino a 50 euro. Offerte niente male quelle (ormai scadute il mese scorso) del volantino pubblicitario della catena Penny Market. Peccato che quel marchio Armani sulle magliette fosse, a sentire lo stilista, decisamente taroccato.

Non è chiaro come il catalogo incriminato sia finito sotto gli occhi della ditta creata da Re Giorgio. Fattostà che i fogli che esibivano la mercanzia finto-armaniana, in particolare quelli dedicati al Sud Italia e alla Sicilia, sono ora agli atti di un fascicolo aperto in Procura dopo una querela presentata dalla Giorgio Armani spa su delega del consigliere delegato e direttore generale della Armani Livio Proli, che per inciso è anche il presidente della squadra di basket che ha fatto sapere di voler lasciare al termine della stagione sportiva.

Insomma, sulla base della querela si deve concludere che chi ha acquistato da Penny Market credendo di concludere un buon affare, probabilmente finirà per ricredersi (o per tacere e semmai soffrire in silenzio)Reato ipotizzato finora quello di contraffazione di marchi, non esclusa anche la possibilità di frode in commercio, il fascicolo è finito sul tavolo del procuratore aggiunto Eugenio Fusco con allegati alcuni esemplari dei fogli pubblicitari contestati. Il legale che ha presentato la denuncia con la contestuale richiesta di «immediato sequestro» del volantino in questione, ha naturalmente ribadito nell’esposto che la «nota società di fama internazionale», attiva per l’appunto nel settore degli abiti e degli accessori di lusso, al fine di tutelare «il proprio patrimonio creativo» si avvale delle tutele che l’ordinamento nazionale e quello che l’Unione Europea mette a disposizione im materia di marchi registrati».

E dunque, mentre la battaglia legale si annuncia inesorabile, i legittimi gestori del simbolo hanno in parole povere già disconosciuto la paternità di quello targato Penny Market e dunque rinnegato l’ambigua creatura destinata a finire in alcune case degli italiani con tanto di esibito «Armani Exchange». Del resto le scintillanti offerte del volantino mostravano come pezzo forte in primo piano proprio la t-shirt di colore bianco o nero (a scelta) con le iniziali «AX» della casa. «T- shirt uomo Armani, taglie dalla S alla XL» prometteva l’ultima offerta con scarsa possibilità di esaudire ogni desiderio evidentemente, vista la dubbia provenienza del prodotto. Naturalmente ci sarà anche chi, accortosi del taroccamento, avrà serenamente abbozzato alla frode preferendo tenersi nel guardaroba le T- shirt presunte Armani (senza dirlo a nessuno) piuttosto che darsi da fare per un eventuale rimborso.