ANDREA GIANNI
Cronaca

La strage al Tribunale di Milano: nove anni dopo il ricordo delle vittime. Ma la causa civile è ferma al palo

Claudio Giardiello sparò e uccise tre persone, martedì cerimonia inedita a Palazzo di Giustizia. Il papà di Claris Appiani: “Abbandonati dallo Stato”

La fuga dal tribunale subito dopo la sparatoria

La fuga dal tribunale subito dopo la sparatoria

Milano – Per la prima volta i familiari delle vittime di Claudio Giardiello si riuniranno nel luogo dove è iniziata quella “azione criminale” che ha sconvolto le loro vite. I parenti dell’avvocato Lorenzo Claris Appiani, del giudice Fernando Ciampi e di Giorgio Erba, coimputato dell’immobiliarista fallito, martedì parteciperanno a una breve cerimonia, nove anni dopo la strage al Palazzo di giustizia di Milano, nell’aula della Seconda sezione penale, al terzo piano.

Le vittime, da sinistra l’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani, il giudice Fernardo Ciampi e Giorgio Erba
Le vittime, da sinistra l’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani, il giudice Fernardo Ciampi e Giorgio Erba

In quel luogo, la mattina del 9 aprile del 2015, Giardiello sparò uccidendo l’avvocato Lorenzo Claris Appiani e Giorgio Erba. Poi scese al secondo piano e ammazzò il giudice Ciampi, che si era occupato del suo fallimento. Giardiello, arrestato dai carabinieri dopo una breve fuga, sta scontando una condanna definitiva all’ergastolo, per una strage che ha portato alla luce tutte le falle nella sicurezza nella “cittadella della giustizia", che gli hanno permesso di portare in aula una Beretta calibro 9 e di agire indisturbato colpendo tutti coloro che, nei suoi vaneggiamenti, riteneva responsabili del fallimento.

Claudio Giardiello
Claudio Giardiello

"Sicuramente la commemorazione è un gesto positivo, un segnale di attenzione anche per non dimenticare quello che è successo”, spiega Aldo Claris Appiani, il padre dell’avvocato ucciso che martedì sarà presente assieme alla moglie, Alberta Brambilla Pisoni. “Oltre a momenti simbolici e manifestazioni di cordoglio – prosegue – ci farebbe piacere, però, vedere anche gesti concreti da parte delle istituzioni sulla prevenzione dei rischi, che continuano a essere sottostimati. Non mi riferisco solo alla sicurezza negli uffici giudiziari, ma anche ai femminicidi, a tragedie come quella del ponte Morandi di Genova. Le persone pericolose, come Giardiello, vanno fermate in tempo. Invece lui aveva una pistola, ed è stato libero di usarla fino a portare a termine il suo piano. Quando succedono questi episodi, inoltre, i familiari delle vittime continuano a essere abbandonati dalle istituzioni».

L’inchiesta sulle falle nei controlli ha portato al processo a carico di un unico imputato, il vigilante Roberto Piazza quel giorno in servizio ai varchi, morto stroncato da un infarto nel 2021. Un uomo che, per Aldo Claris Appiani, è stato usato "come capro espiatorio”, per coprire responsabilità che vanno cercate a più alti livelli.

Per questo i familiari del legale ucciso stanno portando avanti una causa civile contro il ministero della Giustizia, il Comune di Milano e la società di vigilanza privata All System per i mancati controlli. Causa che si è trascinata a lungo davanti al Tribunale di Brescia e, nove anni dopo la strage, non è ancora arrivata alla sentenza di primo grado. "Le udienze sono terminate – prosegue Claris Appiani – e stiamo attendendo la decisione del giudice. Il riconoscimento di una responsabilità delle istituzioni per le falle nella sicurezza, e la conseguente condanna a versare un risarcimento, sarebbe una vittoria anche simbolica, perché nessuno ha mai pagato per quello che è successo”.

Intanto i genitori dell’avvocato ucciso portano avanti diverse iniziative in memoria del figlio, tra cui un premio letterario e una borsa di studio per gli studenti del liceo delle Scienze umane di Portoferraio, all’Isola d’Elba. Un impegno anche attraverso l’Unavi, associazione che si occupa della tutela delle vittime di reati violenti.

La proposta di organizzare la cerimonia nell’aula teatro della sparatoria, nella pausa fra le udienze del mattino e quelle in calendario nel pomeriggio, è partita dall’associazione Milano Legal Team, costituita da magistrati e avvocati legati dalla passione per il basket, nata proprio in seguito alla strage del 2015. Proposta poi raccolta dal Tribunale, dalla Corte d’Appello e dall’Ordine degli avvocati. "Il 9 aprile alle 13.30 ci incontreremo nell’aula d’udienza della Seconda sezione penale del Tribunale – spiega il giudice Ilio Mannucci Pacini – per una semplice commemorazione, per non dimenticare”.