MASSIMILIANO MINGOIA
Cronaca

Ambrogino a Licia Pinelli. Il Comune chiude la ferita:: "Una donna coraggiosa"

A Palazzo Marino la medaglia d’oro alla memoria della vedova dell’anarchico. Sala: "Riconoscimento doveroso ma tardivo". Presenti prefetto e questore. L’Anpi: "La prossima settimana le assegneremo la nostra tessera onoraria".

Claudia e Silvia Pinelli con il sindaco Giuseppe Sala ieri mattina a Palazzo Marino

Claudia e Silvia Pinelli con il sindaco Giuseppe Sala ieri mattina a Palazzo Marino

"Alla morte non si può porre rimedio, ma alla vita sì". Licia Rognini Pinelli ne sapeva qualcosa. La morte le aveva portato via il marito Giuseppe “Pino“ Pinelli e lei ha dedicato la sua vita affinché le istituzioni rendessero giustizia all’"anarchico Pinelli", morto nella Questura di Milano il 15 dicembre del 1969, tre giorni dopo la strage di piazza Fontana, di cui ormai da anni Pinelli è considerato la 18esima vittima innocente. Il Comune ieri mattina, nella Sala dell’Orologio di Palazzo Marino, ha riconosciuto a Licia Pinelli, "donna coraggiosa, forte, capace di fare del suo dolore una missione di impegno civile", il massimo riconoscimento cittadino, l’Ambrogino d’oro alla memoria, assegnato dal sindaco Giuseppe Sala, il quale, quando la cerimonia si stava per concludere, ha ammesso che si tratta di "un riconoscimento doveroso ma tardivo".

Un Ambrogino d’oro alla memoria che in ogni caso ha un significato importante, anche perché è stato consegnato alle figlie di Licia e Pino, Claudia e Silvia Pinelli, davanti al prefetto Claudio Sgaraglia e al questore Bruno Megale. Insomma, di fronte alle massime autorità dello Stato e delle forze dell’ordine presenti a Milano. Autorità che, nel dicembre 1969, avevano puntato il dito sugli anarchici come esecutori della strage di piazza Fontana, mentre la matrice politica era completamente diversa, come ricordato ieri dal primo cittadino: "È mancata la verità processuale, ma noi sappiamo com’è andata: è stata una strage fascista". Una strage che secondo le ultime carte processuali è attribuibile agli ambienti veneti di Ordine Nuovo, anche se i responsabili non sono stati mai condannati perché assolti in precedenti processi sulla strage e dunque non più imputabili per gli stessi fatti.

L’Ambrogino d’oro alla memoria della vedova Pinelli è arrivato anche grazie al pressing dell’Anpi milanese sul Comune. Non a caso, ieri mattina nella Sala dell’Orologio, seduto di fianco al sindaco c’era il presidente meneghino dell’Anpi Primo Minelli, il quale, durante il suo intervento, ha evidenziato "l’ingiustizia drammatica subita da Licia, che poteva sfociare in un odio comprensibile, ma lei non ha mai predicato odio ed è stata un esempio di come si pratica l’antifascismo all’interno della Carta costituzionale". Non solo. L’Anpi, dopo il Comune, renderà onore a Licia Pinelli con la consegna alle figlie, la prossima settimana alla Casa della Memoria, della tessera onoraria dell’Anpi: "Un riconoscimento eccezionale per la sua storia e la sua battaglia". Intanto la direttrice di Radio Popolare, Lorenza Ghidini, ieri ha tracciato un ritratto di Licia Pinelli, sottolineando che "Pinelli non può essere il simbolo di una pacificazione sinonimo di archiviazione. Vogliamo la verità su altri casi".

Claudia e Silvia Pinelli, infine, hanno dichiarato che "questo Ambrogino d’oro alla memoria riconosce i valori e la vita di nostra madre, che non era solo la vedova di Giuseppe Pinelli, ma una persona che aveva una vita e che l’ha portata avanti con estrema dignità. È importante anche la presenza del questore di Milano. Diciamo che se ci fosse una presa in carico di responsabilità sarebbe più gradita".

Le figlie, al termine della cerimonia, hanno anche ringraziato Sala per il riconoscimento a Licia Pinelli, proprio nel giorno in cui avrebbe compiuto 97 anni, se non fosse morta lo scorso novembre, e hanno regalato al primo cittadino una copia autografata da Licia del libro scritto insieme a Piero Scaramucci, “Una storia quasi soltanto mia“. Una tragica storia milanese.