Abusi sessuali, Alberto Genovese chiede l’abbreviato per il processo bis

Milano, si tratta di un nuovo procedimento nei confronti dell’ex imprenditore già condannato a 6 anni e 11 mesi per le violenze su due modelle

Alberto Genovese, ex imprenditore, condannato a sei anni e undici mesi
Alberto Genovese, ex imprenditore, condannato a sei anni e undici mesi

Milano, 4 dicembre 2023 – Durante l’udienza preliminare al secondo processo, la difesa di Alberto Genovese, ex imprenditore già condannato a 6 anni e 11 mesi per violenze sessuali su due modelle, ha preannunciato di voler ricorrere al rito abbreviato: la richiesta è stata avanzata anche dagli avvocati dell’ex fidanzata di Genovese e dell’ex socio, anch’essi sotto processo. Le richieste verranno formalizzate il 26 febbraio quando si tornerà in aula, dalla Gup Chiara Valori.

In questo secondo processo, Genovese è accusato di aver commesso altri abusi sessuali, tra il marzo 2019 e il novembre 2020, con metodi molto simili a quelli già denunciati nel primo processo: le giovani vittime sarebbero state stordite tramite la cocaina e l’uomo avrebbe approfittato dello stato “semi-cosciente” per abusarne.  

Questi abusi vedono, secondo l’accusa, “la collaborazione” dell’ex fidanzata, Sarah Borruso, anche lei già condannata a 2 anni e 5 mesi, che avrebbe preso parte a uno stupro di gruppo a maggio del 2020, portando la vittima nella camera da letto di Genovese per poi assistere impassibile agli abusi. La donna avrebbe fatto lo stesso con una ragazza di 22 anni. 

L'accusa di intralcio alla giustizia è contestata non solo a Genovese ma anche a Daniele Leali, suo ex socio e riguarda il tentativo di offrire, prima dell'arresto del novembre 2020, ottomila euro e la promessa di regali costosi alla prima vittima in cambio di una sua ritrattazione su quelle 20 ore di abusi nella notte dell'ottobre 2020. Leali, inoltre, dovrà rispondere anche all’accusa di aver offerto agli ospiti vassoi di cocaina, ketamina, mdma e altre sostanze, durante le varie feste organizzate dal socio durante le quali poi venivano commesse le violenze.

Solo all’ex imprenditore, padrone di Terrazza Sentimento, dove è avvenuta la maggior parte delle violenze, è contestata anche l’ipotesi di detenzione di materiale pedopornografico, che si riferisce alla cartella chiamata “La Bibbia 3.0” nella quale la Polizia postale trovò immagini di minori.

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