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Cronaca

Acqua potabile inquinata in Lombardia, “sostanze pericolose nel 35% dei campioni”: ecco in quali Comuni

Greenpeace ha completato la mappatura: esposti in sei procure lombarde. E la Regione ha ammesso valori di Pfas superiori al limite nel Lodigiano

I Pfas nell'acqua sono potenzialmente pericolosi (foto di repertorio)

I Pfas nell'acqua sono potenzialmente pericolosi (foto di repertorio)

Ora è la Regione Lombardia ad ammettere che nelle acque potabili di Crespiatica e Corte Palasio, due Comuni del lodigiano serviti dallo stesso acquedotto, si è riscontrato un valore di concentrazione di Pfas “superiore al limite di sicurezza come somma” se “confrontato con i valori dell’Istituto Superiore di Sanita”.

Questo è quanto si legge, infatti, nella relazione che Palazzo Lombardia ha inviato a Greenpeace, in risposta a una richiesta di accesso agli atti. Evidenze basate sui campionamenti condotti dall’amministrazione regionale nel 2021 (169 in tutto), nel 2022 (200) e nell’anno in corso.

Cosa sono i Pfas

I Pfas sono composti poli e perfluoroalchilici di più tipologie, quindi sostanze chimiche inodori e insapori, resistenti alle alte temperature, agli olii e all’acqua, usate proprio per queste caratteristiche dall’industria dell’abbigliamento, dei cosmetici, del packaging per gli alimenti ma anche per i rivestimenti anti-aderenti di padelle e pentole. Vengono riversate nei fiumi e nell’aria inquinando acque e coltivazioni. In certe concentrazioni sono dannosi per la salute. Da qui l’indagine di Greenpeace.

Peccato, però, che lo scorso maggio – quando l’organizzazione ambientalista diffuse un report dal quale emergeva la situazione anomala e di rischio per la salute pubblica che univa i due Comuni del lodigiano – dalle amministrazioni locali e dai gestori del servizio piovvero rassicurazioni e smentite.

Il report di Greenpeace

In quel report, Greenpeace metteva in evidenza la situazione di rischio riscontrata anche in altri due Comuni, stavolta della provincia di Bergamo: Caravaggio e Mozzanica. Per quanto riguarda questa provincia, la Regione spiega, però, che "il valore somma di Pfas – in sintesi – non è presente nei dati" inviati. Greenpeace, nel frattempo, ha proseguito con i campionamenti, ieri ha reso noti gli ultimi dati e annunciato di aver presentato esposti a 6 procure lombarde: Bergamo, Brescia, Como, Milano, Lodi, Varese.

Trovate sostanze dannose

“Undici campioni su 31, pari a circa il 35% del totale, rivelano la presenza di Pfas nelle acque potabili di diversi Comuni lombardi", fa sapere l’organizzazione ambientalista. "I campioni, analizzati da un laboratorio indipendente, sono stati raccolti tra il 12 e il 18 maggio scorso, per la maggior parte da fontane pubbliche, spesso collocate in parchi giochi o in prossimità di scuole primarie: punti sensibili perché i minori potenzialmente esposti alla contaminazione sono soggetti a maggior rischio", spiega la nota di Greenpeace.

"In quattro casi è stata riscontrata una contaminazione da Pfas superiore al limite della Direttiva europea 2184 del 2020, pari a 100 nanogrammi per litro: è avvenuto proprio a Caravaggio e Mozzanica, a Corte Palasio e Crespiatica".

Si tratta di concentrazioni che richiedono un intervento immediato. A Crespiatica si sono addirittura superati i mille nanogrammi per litro. "Per fare un confronto – insistono gli ambientalisti – in presenza di concentrazioni analoghe oltre 20 Comuni veneti furono inseriti dalla Regione nell’“area rossa” e la popolazione fu sottoposta a screening sanitari".

Dov’erano i campioni contaminati

Nei restanti 7 campioni lombardi risultati contaminati, le analisi hanno evidenziato concentrazioni comprese tra 12 nanogrammi per litro (a Pontirolo Nuovo, Bergamo) e 54 nanogrammi per litro (Mariano Comense, Como). In 5 dei 7 casi (Capriolo, provincia di Brescia, Somma Lombardo, provincia di Varese, Mariano Comense, via Civitavecchia e via Cusago a Milano) le concentrazioni "erano superiori ai valori più cautelativi per la salute umana vigenti in Danimarca o proposti negli Usa".

"Le autorità lombarde sono manchevoli – conclude Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna di Greenpeace –, chiediamo alle procure che siano adottati i provvedimenti cautelari necessari a impedire il protrarsi della somministrazione di acque contenenti Pfas ai cittadini".