Gianfranco Zani con il figlio Marco, morto a 11 anni
Gianfranco Zani con il figlio Marco, morto a 11 anni

Sabbioneta (Mantova), 24 novembre 2018 - «Caro Marco, sappiamo che sei in un posto migliore, speriamo che passerai un’ottima nuova vita». Toccano le corde più profonde le parole che i compagni di scuola di Marco Zani hanno dedicato all’amico morto nell’incendio appiccato dal padre alla casa di famiglia a Sabbioneta.  Il ragazzo, di 11 anni, frequentava la prima media all’istituto comprensivo ‘Giuseppe Diotti’ di Casalmaggiore, a pochi chilometri dalla propria abitazione, già in territorio cremonese. «Ieri mattina è stato un giorno molto particolare per noi - racconta la preside Cinzia Dall’Asta - abbiamo riflettuto molto su come affrontare quello che era accaduto». 
Cosa è successo tra i compagni di Marco? 
«In prima B, la sua classe, molti avevano saputo della tragedia durante la notte. Altri no. Qualcuno ha pianto, poi in tanti hanno deciso di scrivere lettere d’addio». 
Chi li ha accolti in classe? 
«Questa mattina (ieri, ndr) alla prima ora c’era l’insegnante di Lettere. La conosco bene per la sua sensibilità e per l’esperienza che ha con i ragazzi. È stata lei a raccogliere le loro emozioni». 
E poi? 
«Poi abbiamo deciso di fermarci per un minuto di silenzio alle 12.15». 
Quanti sono i ragazzi delle scuola? 
«Nella sede principale, dove si trova la sezione di Mario, sono trecento. In tutte le classi si sono fermati per manifestare la loro commozione. Io ero lì in I B in quel momento. Ho avvertito il loro dolore». 
I problemi cominciano adesso, non crede?
«Certo, infatti vorremmo essere vicini alla famiglia, se naturalmente ce lo permetteranno. E stiamo pensando anche di fare intervenire uno psicologo nella classe. Il miglior amico di Marco era assente per malattia. Non possiamo saperlo ma potrebbe esserci un’altra comprensibilissima ragione». 
Questa tragedia è piombata come un macigno nella scuola. Ne avevate avuto qualche sentore? 
«Sapevamo che la famiglia aveva avuto dei problemi e siamo stati informati della necessità di trasferire la mamma con i figli in una comunità protetta per motivi che, ma lo apprendiamo solo ora, erano legati a gravi violenze familiari. Poi abbiamo saputo che la famiglia era tornata a casa».
E lui, Marco, aveva mostrato mai segni di disagio? 
Lui era, come posso definirlo, un bimbo riservato. Qualche tempo fa era stato assente per malattia. Poi ha raccontato all’insegnante di essere stato in ospedale, ma non ha detto perché. C’è la privacy, non possiamo chiedere direttamente, ma qualche idea che potesse essere accaduto qualcosa di brutto ci è venuta in mente». Quei larvati sospetti, che però per la Procura mantovana erano già molto gravi, si sono dimostrati drammaticamente concreti.