Gabriele Moroni
Cronaca

Omicidio Yana Malayko: l’assalto, la difesa, i colpi feroci. E il trolley come arma letale

Gli esiti dell’esame del Ris ricostruiscono gli ultimi istanti di vita della giovane ucraina. Non è morta per le percosse, ma soffocata: lente sulla valigia dove fu rinchiuso il corpo

La vittima Yana Malayko

La vittima Yana Malayko

Castiglione delle Stiviere (Mantova) -  Come muore Yana Malayko, la notte del 20 gennaio? Come termina, nella violenza, un viaggio nella vita della ragazza ucraina durato solo ventitré anni? Gli esperti del Ris di Parma hanno ultimato l’esame delle tracce di sangue nell’appartamento al quarto dei dieci piani del “grattacielo” di piazzale della Resistenza, a Castiglione delle Stiviere. Anche se rimangono alcuni vuoti molti fotogrammi si sono allineati a comporre un film dell’orrore.

Yana rincasa attorno alla 1.30 dopo una serata trascorsa con Andrei, il ragazzo che frequenta da qualche settimana e con il quale sta nascendo una intesa. Rincasa sollecitata dalle martellanti telefonate di Dumitru Stratan, l’ex compagno. Il moldavo 33enne - l’uomo è in carcere accusato di omicidio premeditato e occultamento di cadavere - insiste per restituirle il cagnolino che, sostiene, non sta bene. Yana si accorge immediatamente che la telecamera all’ingresso è stata disattivata. Dumitru compare pochi minuti dopo le 2. Alle 2.30 Yana scambia l’ultimo messaggio Whatsapp con Andrei.

L’aggressione con i primi colpi da parte di Dumitru avviene nel locale tinello-cucina, dove il Luminol ha svelato piccole tracce ematiche. Yana cerca rifugio nella camera da letto. Tenta di chiudersi la porta alle spalle. Sanguina dal naso, dalla bocca, dove porta le mani. Lascia del sangue sulla maniglia interna della porta. La camera da letto è il teatro principale. La vittima viene colpita più volte. Tenta quanto meno di ripararsi. Una lesione alla mano sinistra è troppo importante per essere stata causata da un pugno. Sul pavimento sono state rilevate gocce di sangue e non macchie. Sui jeans di Yana sono però rimaste tracce ematiche all’altezza delle ginocchia come se la ragazza si fosse trascinata carponi su una superficie sporca di sangue.

Appare probabile che il pestaggio abbia avuto il suo culmine e l’epilogo sul letto, vista la consistente presenza ematica, individuata dal combur-test sul piumone, sulla testiera, sopra i cuscini, sul materasso, sul coprimaterasso, su due federe. È verosimile anche che Stratan abbia collocato il trolley sul letto. Infatti ha sollevato il lenzuolo elasticizzato sul materasso come ultimo involucro per avvolgere il trolley che ha già avvolto prima in un cellophane sottile e poi in una coperta pile bianca e rossa. Sul rivestimento in similpelle del letto sono impressi segni di scarpe come se qualcuno ci fosse salito protendendosi verso il letto per fare qualcosa.

Yana non è morta per i colpi ricevuti. "Asfissia meccanica da soffocamento", ha stabilito l’autopsia. Soffocata come? Cuscini e federe hanno tracce di sangue, ma se fossero stati schiacciati sul viso di Yana, ferito al naso e sulla bocca, sarebbero rimaste tracce molto più significative. Torna allora il terribile sospetto avanzato da tempo dall’avvocato Angelo Lino Murtas, legale dei genitori, e dal suo consulente, il criminologo Gianni Spoletti, che la giovane fosse ancora viva, per quanto priva di sensi, quando è stata rinchiusa in quel trolley e in quel macabro involucro e che lì sia morta soffocata.

La parte destra del viso è tumefatta per un vasto ematoma: possono essere stati i colpi subiti ma anche quelli ricevuti dalla testa (che fuoriusciva dal trolley) mentre sbatteva ripetutamente contro i gradini dell’androne che portano al cortile interno del condominio e ai box. Il cadavere è stato trovato con il pigiama, canotta e calzoncini. Ma c’era sangue sui polsini del maglione di Yana e su jeans. È possibile che quella notte, dopo essere rincasata, Yana si sia messa in pigiama e che poi abbia sovrapposto jeans e maglione. A meno di non pensare che Stratan, cercando di chiudere il corpo nel trolley, accorgendosi che maglione e jeans facevano troppa massa, abbia spogliato la ragazza per poi rivestirla con il pigiamino.

Stratan ha ripulito con cura l’ambiente. Si è lavato. Si è cambiato. Tracce ematiche sono state rilevate sulle suole delle scarpe. La felpa, il maglione a V e i jeans che indossava al momento del fermo erano puliti (chi lo ha incontrato quella mattina aveva notato invece i pantaloni infangati). Solo il giaccone è stato trovato sporco di fango.