Mandello (Lecco), 11 agosto 2018 - Il giovane e il mito. E in mezzo una teglia di tiramisù con il “nove” e l’“uno”, che insieme fanno novantuno come gli anni raggiunti da Giuseppe Moioli. Da una parte del tavolo la leggenda vivente del canottaggio italiano e dall’altra Andrea Panizza, fresco di oro nel quattro di coppia ai campionati d’europa. La burba e il maestro, unico superstite del quattro senza della Moto Guzzi che conquistò l’oro olimpico a Londra ’48, proprio lì in casa degli inglesi, che quello sport l’hanno inventato e quegli italiani usciti malconci dalla guerra forse nemmeno li prendevano troppo sul serio. Quella vittoria del 9 agosto invece è diventata leggenda, è entrata di diritto nella storia anche perché quel risultato non è mai più stato eguagliato da un equipaggio azzurro. Moioli è e resta un guru nell’ambiente, ma anche un vicino di casa molto speciale con cui Andrea Panizza ha voluto festeggiare appena rientrato da Glasgow. «Abita a un minuto da noi, è bastato scendere invitarlo a casa».

«Era contentissimo, come sempre quando un giovane porta a casa dei risultati», ci racconta Andrea che di anni ne ha venti, settantuno in meno di Moioli. Eppure li accomuna la stessa passione che qui a Olcio, frazione di Mandello dove si cresce ancora a pane e remi, è tradizione che si tramanda come un mantra di padre in figlio.

«In paese lui è un mito, un’instituzione, è stato il primo ed è ancora l’unico ad aver centrato quel risultato. Quando cominci a remare guardi lui e quello che ha fatto: è lì l’obiettivo». Semplice, quasi scontato. Lo è stato anche per Andrea che a dodici anni si è messo in barca «quasi per passatempo» e si è avvicinato alla Moto Guzzi, dove Giuseppe Moioli trascorre ancora il tempo a dispensare consigli alle giovani leve. «Ti dice sempre la sua, dovresti fare quello, è meglio che fai quell’altro. E tu lo ascolti perché sai che ne sa sempre più di tutti». Andrea i consigli li ha messi a frutto e oggi «il canottaggio è diventato il mio lavoro ora che sono nelle Fiamme Gialle» per la gioia di papà e mamma «che sono felici perché faccio quello che mi piace». Non è tutto rose e fiori, sia chiaro.

«Ci devi mettere la testa altrimenti non vai da nessuna parte, e poi devi lavorare duro». Andrea lo sa e guarda già avanti. «C’è da pensare al Mondiale di settembre». E poco importa «se è dura stare al centro di Sabaudia lontano dalla famiglia e dalla morosa». Perchè se non ci provi a vent’anni, quando lo fai? Moioli è lì a ricordargli anche questo.