Massacrata di botte per anni dal giovane fidanzato ma lei non lo denuncia

È stata una vicina questa volta a salvare la giovane canturina. I carabinieri sono arrivati in casa mentre la stava ancora picchiando.

A volte è la paura di una vendetta, a impedire alle donne di denunciare le violenze
A volte è la paura di una vendetta, a impedire alle donne di denunciare le violenze

Cantù (Como), 28 dicembre – A far intervenire i carabinieri, l’ultima volta, è stata la vicina di casa, che l’ha sentita urlare, capendo subito che il compagno la stava picchiando.

Solo per questo motivo i carabinieri di Cantù hanno avuto la possibilità di assistere in diretta, alle conseguenze dell’ennesimo pestaggio che stava subendo la donna, da parte del convivente, un trentottenne originario di Cantù, finito in carcere in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare chiesta dal sostituto procuratore di Como Antonia Pavan, che lo accusa di maltrattamenti, aggravati dall’ubriachezza e dall’uso di droga. Fatti che andavano avanti da almeno due anni, da quando i due avevano iniziato a convivere a Cantù. Senza mai essere denunciati, senza una richiesta aiuto. Ogni volta che si ritrovava con il volto sanguinante, le labbra spaccate o gli occhi pesti, la donna si scattava una foto, che non mostrava a nessuno, gelosamente custodita nel suo telefono cellulare. Mai, nonostante la gravità di alcuni episodi, la vittima ha voluto denunciare il compagno, nemmeno in quest’ultima occasione.

Ai carabinieri non ha nascosto la sua paura, e il timore di conseguenze ben peggiori una volta che fosse uscito dal carcere, ma allo stesso tempo ha cercato di giustificare le condotte del compagno, come se fossero una conseguenza della sua incapacità di aiutarlo a rinunciare ad alcol e droga. Poco alla volta, parlando con i militari, ha mostrato le foto che conservava nel telefono, che più di ogni referto o racconto, hanno rivelato la violenza dei pestaggi e delle aggressioni.

Solo una volta la donna, lo scorso anno, era andata al pronto soccorso, quando una sberla le aveva lesionato il padiglione auricolare. In un’altra occasione si era affacciata al balcone chiedendo aiuto, e in suo aiuto erano intervenuti i clienti di un bar. Fino al 19 dicembre scorso, quando era riuscita a scappare di casa e rifugiarsi a casa del suocero. Ma quando lui l’aveva tranquillizzata e rimandata a casa, era stata nuovamente aggredita dal compagno, che aveva quasi tentato di strangolarla. In quell’occasione la vicina ha fatto intervenire i carabinieri, che si sono trovati davanti alla donna in una condizione che lasciava poco spazio all’immaginazione.