Alice Brignoli
Alice Brignoli

Bulciago (Como), 10 ottobre 2019 - Sono internati nell’inferno dell’immenso campo profughi di Al Hol che si trova a nord est della Siria, sul confine tra la Turchia e l’Iraq, la 42enne di Bulciago Alice Brignoli, che ora si chiama Aisha cioè “vita” in arabo, e i suoi tre figli S’Ad di 7 anni, Ossama di 9 e Ismail di 11, più un quarto fratellino di appena pochi mesi, scampati alla disfatta dei miliziani del Califfato in cui sono stati arruolati anche i bambini addestrati alla guerra in nome di Allah direttamente dal padre Mohamed Koraichi, che invece non ce l’avrebbe fatta. Lì, in quello stesso campo, si trova pure Alvin Berisha, strappato al papà e alla sue sorelle con cui abitava a Barzago nel dicembre 2014, quando aveva solo sei anni: è rimasto ferito alla testa in un raid aereo costato la morte alla mamma 43enne Valbona, originaria dell’Albania.
 
La tendopoli di Al Hol, secondo i cooperanti della Mezzaluna rossa e delle ong internazionali, tra cui i volontari di «Un ponte per...» unica associazione italiana presente in posto, negli ultimi mesi è stata invasa da quasi centomila persone, quando fino al 2018 ne ospitava meno di 10mila. "Nell’ultimo periodo sono arrivati sessantamila donne e bambini, di cui trentamila hanno meno di 12 anni e quasi 600 sono affetti da malnutrizione grave – spiegano –. A causa dell’emergenza si registrano due decessi al giorno per malattie che, in altre condizioni, sarebbero curabili".  Gli stranieri, proprio come Alice, S’Ad, Ossama, Ismail, il loro fratellino e Alvin in particolare sono confinati in un settore indicato come Annex, riservato esclusivamente alle vedove e agli orfani dell’Isis, i “leoncini di Daesh”, controllati a vista per timore che possano indottrinare altri estremisti e rifondare lo Stato islamico. Più che il sovraffollamento, la fame, le epidemie, le continue violenze in quella che in fondo è una sorta di terra di nessuno dove prevale la legge del più forti, adesso spaventano i turchi, che ieri hanno attaccato i combattenti curdi a Ras al-Ain, ad appena 120 chilometri di distanza più a nord in linea d’aria. 
 
Proprio per questo gli esperti dell’intelligence e della diplomazia internazionale tricolore sono al lavoro a ritmi serrati per cercare di riportarli tutti a casa e scongiurare il rischio che soccombano alle bombe lanciare dai piloti dell’aviazione di Ankara dopo essere sopravvissuti alla ritirata dei tagliagole della bandiera nera. Alice Aisha Brignoli sa però che in Italia verrebbe subito arrestata perché ricercata per terrorismo e che perderebbe la responsabilità genitoriale, proprio come successo per il pugile dell’Isis Abderrahim Moutaharrik – che tra l’altro era stato reclutato da suo marito – e alla moglie Salma Benncharki, già espulsa e rimpatriata in Marocco. Per questo vorrebbe che solo i suoi figli vengano riportati a casa, mentre lei preferirebbe trovare asilo altrove. Per Alvin invece la situazione è perfino più complicata, poiché ha passaporto dell’Albania e, prima di un eventuale rientro in Itala, deve passare da Tirana.