DANIELE DESALVO
Cronaca

Lecco, da nomade a imprenditore: “È stata dura, ora ho un futuro”

Originario del Legnanese viveva in una roulotte in un parcheggio di Lecco. Ora ha avviato una piccola azienda grazie a chi lo ha aiutato a trovare casa

Davide Fusetti, 55 anni, da nomade ad agricoltore

Davide Fusetti, 55 anni, da nomade ad agricoltore

Lecco –  Il parcheggio del centro sportivo comunale di Lecco per 11 anni è stato il cortile di casa, mentre la sua abitazione è stata prima una vecchia roulotte, poi un caravan di seconda, forse terza mano. Ora però Davide abita in un appartamento vero. Ed è anche un piccolo imprenditore agricolo.

Davide Fusetti , 55enne originario del Legnanese, è stato uno dei 35 “inquilini“, tra cui alcuni bambini, del campo nomadi del Bione – sebbene lì di nomade non ci fosse nessuno, perché erano tutti italiani stanziali -, che l’altro ieri è stato completamente e definitivamente smantellato, dopo che a tutti i “residenti“ è stata trovata una sistemazione stabile, grazie ad un percorso di ricollocazione intrapreso insieme agli assistenti sociali comunali e dei Somaschi di Vercurago.

«Sono stato uno dei primi ad aderire al progetto ed è stata forse la scelta migliore della mia vita", racconta Davide, approdato sulle sponde del lago per un lavoro che poi ha perso, rimanendo così letteralmente in strada. "Mi hanno aiutato a trovare casa in un contesto di housing sociale con affitto e spese che posso sostenere, senza bisogno di caparre e garanzie, che sono il vero problema per chi si trova nella situazione che in cui ero io – prosegue l’ormai ex nomade -. Una volta che mi sono rimesso in sesto, ho avuto poi modo di trasferirmi di nuovo nel mio paese d’origine, dove tra l’altro ho acquistato un terreno, aperto la partita Iva e avviato una piccola azienda agricola, sebbene non abbia mai fatto prima il contadino. Visto il meteo, forse avrei dovuto coltivare una risaia, ma, dopo tutto quello che ho passato, sono sicuro che andrà tutto bene". 

Lasciare il Bione un poco è dispiaciuto a Davide: "Eravamo come una grande famiglia, ci davamo una mano a vicenda. Siamo rimasti tutti in contatto". Quello trascorso in camper è stato comunque un periodo difficile, in parte umiliante, che è contento di essersi lasciato alle spalle: "Non me la sono cercata, mi ci sono ritrovato in quella condizione quasi senza nemmeno accorgere. L’alternativa era la panchina. Non avevo la doccia e lì, nel piazzale, c’erano molti topi. Inoltre ci sono state tante persone cattive che ci insultavano e denigravano. Per fortuna sono riuscito a voltare pagina e cominciare una nuova vita".