Milano, 19 gennaio 2020 - Sebbene rappresenti un concetto semplice, l’espressione spreco alimentare lascia spazio a diverse interpretazioni. La Commissione europea parla di «prodotti scartati dalla catena agroalimentare che, seppure ancora commestibili, sono destinati ad essere eliminati o smaltiti». La Fao, invece, considera spreco alimentare solamente quello che avviene nelle fasi di vendita, somministrazione e consumo: il cosiddetto food loss. Su un punto, però, sono tutti d’accordo: i numeri dello spreco alimentare sono sconcertanti. Nel mondo infatti un’enorme quantità di cibo viene sprecata lungo l’intera filiera alimentare. Per la precisione, circa un terzo di quella destinata al consumo umano. 

In un discorso tenuto a Milano, l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama affermava che «le migrazioni sono dovute anche alle carestie e alla difficoltà di produrre cibo». Tema che è stato al centro, proprio a Milano, dell’Expo 2015, intitolata «Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita». Pochi giorni dopo l’Expo la Regione Lombardia ha approvato una legge, la numero 34 del 6 novembre 2015, per il riconoscimento, la tutela e la promozione del diritto al cibo. Tempo qualche mese e anche il parlamento si è allineato, approvando la “Legge Gadda”, varata per rendere più semplice donare e ricevere le eccedenze. Grazie all’Expo la lotta allo spreco alimentare è stata ampiamente condivisa. Il Comitato per l’educazione alimentare del Ministero dell’Istruzione e il Rotary International si sono adoperati anche nell’anno appena concluso per insegnare nelle scuole i corretti stili di consumo alimentare e la lotta allo spreco. In attesa che le future generazioni diffondano questa cultura, lo spreco resta un problema: perché si annida ancora ovunque, dal frigorifero di casa alle mensa dei poveri.

Senza contare che anche l’alimentazione eccessiva rappresenta una forma di spreco, poco considerata. E proprio per questo doppiamente dannosa: per l’ambiente in primis, e poi per chi si alimenta in modo sbagliato, finendo per esporsi al rischio di obesità e di malattie cardiovascolari. I negozi antispreco e le app di cui parliamo in queste pagine dimostrano che in Lombardia qualcosa si sta muovendo. Almeno sul fronte dell’imprenditoria. Ma anche la politica è chiamata a fare la sua parte. E, volendo ridurre sensibilmente lo spreco alimentare, può lavorare in due direzioni. La prima è quella degli incentivi alle aziende affinché sviluppino nuovi packaging e nuove tecnologie capaci di conservare il cibo più a lungo e di segnalare l’imminente scadenza del prodotto. La seconda è un’attività culturale, rivolta a tutti i cittadini, perché percepiscano l’importanza di assumere un corretto stile di consumo a zero spreco e a basso impatto ambientale