Giancarlo Ricci
Giancarlo Ricci

Fino a poco tempo fa l'unica variante che conoscevo era quella di Lüneburg protagonista di un appassionante romanzo giallo di Paolo Maurensig (la variante di Lüneburg appunto) un libro relativamente breve ma mirabilmente coinvolgente e denso di contenuti, che usava come filo conduttore centrale il gioco degli scacchi (la variante in questione è appunto una mossa di questo affascinante gioco). So che di varianti ce ne possono anche essere ai piani regolatori, alle strade (ricordate la variante di valico?) ma mai avevo sentito associare questa parola ad un virus, il maledetto Covid che ci ha stravolto la vita.

Variante inglese, variante sudafricana, variante Napoletana e, ultima in ordine di tempo, la variante di Viggiù, scoperta solo ieri nel paese del Varesotto, che fino ad oggi era noto soprattutto per i famosi pompieri, protagonisti di un film con il grande Totò. Fanno paura queste varianti perché secondo molti esperti possono "sfuggire" ai vaccini attualmente prodotti e farci entrare in una nuova fase della Pandemia.

Imparare cose nuove è quello che mi ha spinto a fare il mestiere del giornalista ma vi assicuro che avrei volentieri rinunciato ad apprendere questi nuovi usi del termine "variante", una parola tutto sommato normale e non troppo utilizzata nel gergo comune, trasformatasi in una parola brutta, spaventosa e preoccupante. Non "guarderò" più alla parola variante nello stesso modo, ed ogni volta che la sentirò pronunciare probabilmente non penserò più al libro di cui vi parlavo all'inizio di queste riflessioni. Però poi penso che molte parole che non usiamo spesso, alla fine tendiamo a dimenticarle e questo di solito non mi piace. Ma sono sicuro che in questo caso farò un'eccezione. Non mi dispiacerà dimenticare la maledetta variante, sarà bellissimo vederla gradualmente svanire nella mia memoria fino al completo oblio, e spero sinceramente che tutto questo accada presto, molto presto.