ELISA SERAFINI
Economia

Usa, prezzo dei carburanti alle stelle, ma la politica non può intervenire

Aumento del costo alla pompa del 57% in un anno. Biden chiede uno sforzo alle compagnie di distribuzione e annuncia un taglio delle tasse

Pompa di benzina negli USA

Pompa di benzina negli USA

Un aumento del 57% dallo scorso anno: questo è il range di crescita del prezzo del carburante negli Stati Uniti, arrivato a 4.9 dollari al gallone dopo aver superato quota 5 dollari il 20 giugno. Un incremento ingente, per il contesto americano, dove la benzina ha sempre avuto prezzi relativamente bassi. 

L’economia americana è fortemente legata al trasporto su gomma. Solo nel 2020, oltre il 70% dei prodotti trasportati all’interno del Paese ha viaggiato su camion, seguito da treni, aerei e navi. Non sorprende, quindi, che il tema del prezzo della benzina negli Stati Uniti assuma un carattere fortemente politico: il problema è sentito dalla popolazione, che sta affrontando una delle maggiori crisi di inflazione degli ultimi decenni. Per far fronte a questa condizione, Biden si è scagliato contro le società di erogazione dei carburanti, chiedendo sforzi per ridurre i prezzi, e annunciando, contestualmente, tagli alle tasse federali. La richiesta di Biden, però, difficilmente potrà trovare una risposta efficace da parte delle compagnie. Il prezzo della benzina, infatti, non lo stabiliscono i benzinai in autonomia e in modo completamente discrezionale, ma è frutto di un complesso sistema di variabili, dalle tasse, alla domanda, salita in modo particolare dopo la pandemia, fino alle dinamiche geopolitiche. 

Una dinamica simile si era verificata agli inizi degli anni ‘90, quando la Guerra del Golfo causò un forte incremento dei prezzi dei carburanti, con una conseguenza: l’incremento di trivellazioni e ricerca del petrolio nei mari europei.  Fino ad allora, infatti, il prezzo della benzina non risultava abbastanza vantaggioso da indurre compagnie europee a cercare petrolio nei nostri mari, a causa degli ingenti costi di produzione. 

Quando il prezzo di un prodotto aumenta a causa dell'aumento della domanda, più società sono incentivate ad entrare in quel mercato per poter fornire lo stesso prodotto o servizio.In quel caso quindi, si potrebbe avere un aumento della concorrenza, e quindi una diminuzione dei prezzi, nel medio-lungo periodo. La sfida principale è che il settore petrolifero presente delle alte barriere di entrata a causa dei costi di sviluppo e di produzione. Non potrà essere, insomma, la sola politica a cambiare i prezzi del prodotto, ma un insieme di variabili, su cui il governo americano potrà influire, ma non in modo determinante. Non basterà chiedere sforzi ai benzinai, ma il mercato, nel lungo periodo, potrebbe riportare le condizioni ad un punto di equilibrio, proprio come accadde dopo la Guerra nel Golfo.