di Andrea Ropa Attenti alle diagnosi del ‘dottor Google’. Sono troppo generiche, spesso sbagliate e quindi pericolose per la salute. Per questo medici di base e specialisti italiani stanno diventando sempre più digital, con siti web e profili social tramite i quali dialogano in tempo reale con i pazienti. Un modo per arginare il fenomeno che vede molte persone (almeno 15 milioni nel 2020) rivolgersi al web per dubbi e domande riguardanti la propria salute e quella delle persone care. Lo certifica l’indagine realizzata da Deraweb, brand del gruppo SunDera che si occupa della creazione di siti web e della fornitura di servizi digitali, secondo cui sono oltre...

di Andrea Ropa

Attenti alle diagnosi del ‘dottor Google’. Sono troppo generiche, spesso sbagliate e quindi pericolose per la salute. Per questo medici di base e specialisti italiani stanno diventando sempre più digital, con siti web e profili social tramite i quali dialogano in tempo reale con i pazienti. Un modo per arginare il fenomeno che vede molte persone (almeno 15 milioni nel 2020) rivolgersi al web per dubbi e domande riguardanti la propria salute e quella delle persone care.

Lo certifica l’indagine realizzata da Deraweb, brand del gruppo SunDera che si occupa della creazione di siti web e della fornitura di servizi digitali, secondo cui sono oltre 4 miliardi le ricerche online legate alla salute fatte in Italia ogni anno, circa 95 per ogni singolo utente. Il 55% delle digitazioni riguardano la ricerca di informazioni su patologie, il 20% su sintomi e trattamenti e il 25% la ricerca di strutture o specialisti. Ma non sempre quel che si legge sul web corrisponde al vero, o comunque non viene interpretato nel modo corretto dal paziente, e almeno 8 milioni di utenti dichiarano di essere incappati in fake news.

"Il problema – spiega Fabio De Lucia (nella foto in basso), co-fondatore e direttore marketing di Deraweb – è che fino a qualche anno fa la maggior parte dei medici aveva una sorta di chiusura nei confronti della rete, come se fosse disdicevole avere un sito web, un profilo social o pubblicare degli articoli o dei post online. Questo, però, si scontrava con l’abitudine, ormai radicata nella maggior parte della popolazione, a cercare in rete la risposta a ogni domanda e quindi a imbattersi in notizie false o fuorvianti. Oggi stiamo assistendo a un cambio di passo tra i sanitari, che non solo stanno aumentando la presenza su internet ma, in molti casi, si rivolgono a noi o ad altre agenzie per renderla più strutturata e performante".

L’obiettivo è quello di fornire un’informazione medica attendibile ‘on demand’, per rispondere a quei quesiti che i pazienti si vergognano di porre al medico in presenza, per tranquillizzarli di fronte a un sintomo improvviso o per intervenire tempestivamente in caso di problemi di salute. Ma contemporaneamente di riuscire a distinguersi nella giungla delle informazioni online e a imporsi sulle fake news.

"In quest’ottica – continua De Lucia – diventa determinante organizzare i contenuti in modo chiaro ed esaustivo, evitando di scivolare nell’autoreferenzialità, e anche curare gli aspetti tipicamente di marketing, come la SEO, che permette di adattare i contenuti alle logiche dell’algoritmo dei motori di ricerca, ottenendo un posizionamento migliore e una maggiore visibilità. Indicizzazioni e posizionamento sono indispensabili per essere trovati dai pazienti e dagli utenti".

La presenza in rete dei sanitari assume un valore anche sociale, poiché evita gli errori e la confusione generati dal ‘dottor Google’, aiutando gli utenti a sentirsi più sicuri. "Una divulgazione deontologicamente onesta, corredata da una inequivocabile base scientifica, può e deve superare la malattia della disinformazione – conclude De Lucia – Per farlo, ogni operatore sanitario deve utilizzare il web in maniera consapevole con un sito internet professionale, un blog aggiornato, una serie di video informativi e una comunicazione social in linea con i valori di Ippocrate".