di Elena Comelli Il nuovo ministero della Transizione Ecologica non prevede l’accorpamento di Sviluppo Economico e Ambiente, com’era stato proposto da Beppe Grillo e caldeggiato da molti ambientalisti, ma sarà comunque un dicastero centrale nel governo di Mario Draghi (nella foto in alto della pagina a fianco), che si è già dichiarato più volte molto impegnato sul fronte ambientale, anche perché almeno un terzo dei 209 miliardi in arrivo dall’Europa con il Recovery Plan dovranno essere incanalati su progetti di sviluppo sostenibile e sarà il ministero della Transizione Ecologica a promuoverli. A guidarlo, Draghi ha chiamato Roberto Cingolani (nella foto), fisico, già direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia e dal 2019 in Leonardo con l’incarico di Chief technology e innovation officer. Proprio per queste sue competenze...

di Elena Comelli

Il nuovo ministero della Transizione Ecologica non prevede l’accorpamento di Sviluppo Economico e Ambiente, com’era stato proposto da Beppe Grillo e caldeggiato da molti ambientalisti, ma sarà comunque un dicastero centrale nel governo di Mario Draghi (nella foto in alto della pagina a fianco), che si è già dichiarato più volte molto impegnato sul fronte ambientale, anche perché almeno un terzo dei 209 miliardi in arrivo dall’Europa con il Recovery Plan dovranno essere incanalati su progetti di sviluppo sostenibile e sarà il ministero della Transizione Ecologica a promuoverli.

A guidarlo, Draghi ha chiamato Roberto Cingolani (nella foto), fisico, già direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia e dal 2019 in Leonardo con l’incarico di Chief technology e innovation officer. Proprio per queste sue competenze tecnologico-scientifiche, Cingolani avrà buon gioco nella collaborazione con un’altra figura nuova chiamata a far parte del governo Draghi: Vittorio Colao, ex Ceo di Vodafone e oggi ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale. Le due transizioni, quella ecologica e quella digitale, devono per forza integrarsi per essere efficaci, come ha già fatto notare Luciano Floridi nel suo libro "Il verde e il blu".

Quello della transizione ecologica è da tempo un concetto centrale per lo sviluppo sostenibile: comporta la trasformazione del sistema produttivo verso un modello che renda meno dannosi per l’ambiente la produzione di energia, la produzione industriale e, in generale, lo stile di vita delle persone. Uno dei punti chiave dell’azione del nuovo ministero della Transizione Ecologica riguarda la transizione energetica verso le fonti rinnovabili. Lo stesso Cingolani ha ricordato recentemente che in tutto il mondo oltre l’84% dell’energia viene prodotta da combustili fossili, mentre le energie rinnovabili rappresentano solamente l’11% e il nucleare il 4%.

Il nodo della transizione energetica è far crescere la produzione di energia da fonti a basse emissioni di carbonio, fino a ridurre a zero il consumo di combustibili fossili, che sono all’origine dei gas serra e dell’emergenza climatica. Negli ultimi cinquant’anni, nonostante sia aumentata la produzione di energia da fonti non fossili, è però cresciuta al contempo anche la domanda di energia complessiva e dunque il consumo di combustibili fossili.

Per sviluppare il settore dell’energia a basse emissioni di carbonio sono necessari investimenti infrastrutturali, tecnologie e competenze. Proprio questo sarà uno dei compiti con i quali si misurerà il nuovo dicastero, che dovrà rimettere in moto un settore attualmente quasi fermo in Italia, mentre nel resto d’Europa le fonti rinnovabili galoppano. Per centrare gli obiettivi su cui l’Italia si è impegnata, nell’ambito dell’Unione europea e con la firma dell’Accordo di Parigi per il clima, bisognerebbe quadruplicare il ritmo delle installazioni di impianti a fonti rinnovabili rispetto agli ultimi anni.

C’è poi la questione della transizione ambientale, che riguarda un vasto campo di azione, dall’utilizzo e consumo dei suoli alla salvaguardia del mare e delle risorse ittiche, dall’inquinamento da plastica, che secondo diversi studi scientifici ha cominciato ad entrare nelle catene alimentari, all’inquinamento atmosferico. Con tutte le esigenze di tutela della biodiversità ed ecosistemi, del suolo, dei mari e acque dolci, della qualità dell’aria. E qui c’è un altro aspetto che riguarda da vicino la salute pubblica, ovvero quello dell’inquinamento dovuto allo smog e al problema dei rifiuti e del loro smaltimento. Ecco perché si comincia a parlare di smart city, che riducano l’impatto ambientale e migliorino la qualità della vita nelle città, principali fonti di inquinamento ma anche di produzione di ricchezza e di Pil. Il disaccoppiamento della crscita economica dal degrado ambientale e dalle emissioni di carbonio – punto chiave della transizione ecologica – ha bisogno di innovazione tecnologica e qui si torna alla necessità di collaborazione fra i due ministeri, quello di Cingolani e quello di Colao. Il premier Mario Draghi ha detto che il suo governo sarà "ambientalista". È essenziale che lo siano anche tutti i suoi ministri.