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24 feb 2022

Lombardia, il prezzo della guerra in Ucraina: a rischio affari per 4 miliardi

L’interscambio tra aziende lombarde e russe ne vale tre, quello con le ucraine 800 milioni. La preoccupazione di Unioncamere: il mercato sovietico compra tessile, abbigliamento e pelle

federica pacella
Cronaca
Un operaio al lavoro (foto di repertorio)
Un operaio al lavoro (foto di repertorio)

Kiev non è così lontana, per lo meno non dalla Lombardia. Non solo perché la regione conta la più grande comunità ucraina a livello nazionale, circa 55mila persone, pari al 23% sul totale, ma anche per il forte interscambio economico tra le imprese lombarde e i due Paesi coinvolti nella guerra, Ucraina e Russia che, con una guerra in corso e con le possibili sanzioni verso il Paese di Putin, risulteranno inevitabilmente compromessi.

«I possibili impatti delle sanzioni e della situazione internazionale sulle imprese lombarde sono preoccupanti – ha dichiarato il presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio – non solo per l’importanza del commercio bilaterale con la Federazione Russa, con oltre 4 miliardi di interscambio con la nostra Regione nel 2019 e già 2,9miliardi a settembre di quest’anno, e con l’Ucraina, con oltre 800 milioni il dato parziale di quest’anno con un incremento a due cifre sia sul 2019 che sul 2020. C’è preoccupazione anche perché la Russia è un importante mercato di sbocco per i nostri prodotti del tessile, abbigliamento e pelle. Basti pensare che nei primi 9 mesi di quest’anno l’export lombardo del comparto moda e calzature ha superato i 238 milioni di euro, corrispondente a quasi l’80% del valore dell’import di energia dalla Russia verso la nostra regione, dando un valido contributo a supportare un settore attualmente in difficoltà".

Guardando ai dati forniti da Unioncamere Lombardia, nell’import-export verso la Russia si vedono gli effetti delle sanzioni erogate a Mosca per il mancato rispetto degli accordi di Minsk. Nei primi nove mesi del 2021 l’export lombardo verso la Russia è stato di 1,6 miliardi, pari al 16,2% in più rispetto al 2020 (anno in cui ha pesato Covid), ma in calo dell’1,5% rispetto al 2019. La provincia che più esporta verso Mosca è quella di Milano (691 milioni nei primi nove mesi del 2021) seguita da Brescia con 222,6 milioni e da Bergamo con 174,9 milioni. Decisamente più forte il calo delle importazioni lombarde, che sono state pari a 1,3 miliardi nei primi nove mesi del 2021, il 24,6% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. La riduzione maggiore si è riscontrata nel Pavese (67,2%), seguita da Varese (-54,8%) e Mantova (-35,5%). In controtendenza Cremona che ha registrato una crescita di +1516,5%, per un valore assoluto di 208,5 milioni di euro. Positivo il trend, invece, dello scambio commerciale con l’Ucraina: nei primi nove mesi del 2021 l’export lombardo è cresciuto del 16,5% (362,7 milioni di euro in totale) rispetto allo stesso periodo del 2019, l’import ha segnato un più 93%, toccando quota 552 milioni rispetto ai 228 milioni del 2019. Gli aumenti più significativi si sono registrati a Lecco, Cremona e Monza per l’import, Sondrio, Cremona e Lodi per l’export. Numeri che, tuttavia, sono destinati a cambiare.
 

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