E' durato meno di un anno. Fra i provvedimenti più "sbandierati" dal governo giallorosso guidato dal presidente del consiglio Giuseppe Conte, il cashback di Stato verrà accantonato dal governo presieduto dall'ex numero uno della Bce Mario Draghi. L'attuale esecutivo, fin dal suo insediamento, ha dimostrato di considerarlo fra le misure più sacrificabili, a fronte di altre priorità. Se ci mettiamo il "fuoco incrociato" di parte degli azionisti della maggioranza trasversalissima che sostiene Draghi - Lega in primis, ma anche il Pd - con il solo Movimento 5 Stelle rimasto a difenderlo, il suo destino pareva segnato da tempo. Addio, quindi, al rimborso di parte delle spese effettuate con moneta elettronica che finì nel mirino anche della Bce, con una lettera in cui veniva elencata una serie di riserve sul provvedimento. 

  1. Perché lo stop
  2. Uso dei fondi
  3. Perché era stato introdotto
  4. I numeri

Perché lo stop

"Il cashback ha un carattere regressivo ed è destinato ad indirizzare le risorse verso le categorie e le aree del Paese in condizioni economiche migliori". Così, spiegavano fonti di Palazzo Chigi, era da interpretare la sospensione del provvedimento, sancita dal governo Draghi a fine giugno, con rinvio per una decisione definitiva al 2022. Decisione che, abbiamo visto, è arrivata. Queste parole, seppur non attribuibili direttamente a Draghi, dicevano molto dell'opinione del premier sul cashback. Che, nella sostanza, viene visto come misura che favorisce i ricchi o chi, comunque, è in condizioni di relativo benessere. E, quindi, è più abituato a utilizzare strumenti elettronici per i pagamenti, oltre ad avere una maggiore disponibilità di spesa.

Per cosa saranno usati i fondi

I fondi risparmiati per il cashback ammontano a circa 1,5 miliardi di euro. Denaro che verrà utilizzato per finanziare la riforma degli ammortizzatori sociali. Obiettivo di questo riordino del comparto è una tutela più ampia e strutturale dei lavoratori occupati in aziende in crisi temporanea o sistemica. Cardini della riforma saranno un investimento sulla formazione continua e un miglioramento delle politiche attive per il reinserimento sul mercato. 

Perché era stato introdotto

Gli obiettivi del cashback, alla sua introduzione, erano diversi. Stimolare la spesa con strumenti di pagamento elettronici - e quindi sempre tracciabili - nelle intenzioni del governo avrebbe dovuto rifilare un colpo all'evasione fiscale. Non solo. Avrebbe dovuto anche venire incontro alle esigenze dei commercianti, messi in crisi dalle ricadute della pandemia, funzionando da sprone alla spesa in generale, anche per importi di piccole dimensioni. Su questo fronte un certo risultato è stato raggiunto se è vero che lo scontrino medio, nel periodo in cui il cashback è stato attivo, è stato di 35 euro e la fascia di spese più gettonata è stata quella fra i 25 e i 50 euro, con quella entro i 5 euro al secondo posto.

I numeri del cashback

Sono state due le fasi di applicazione del cashback. Un periodo sperimentale, detto cashback di Natale, terminato il 31 dicembre dell'anno scorso. Furono rimborsati agli italiani, con accredito diretto sul conto in banca, 223 milioni di euro (una media di 69 euro a persona, fra i fruitori). Il provvedimento entrò a regime con il nuovo anno. Per ottenere il rimborso bisognava effettuare almeno 50 pagamenti digitali validi nei sei mesi fra l'1 gennaio 2021 e il 30 giugno 2021. Sono stati oltre 6 milioni (per la precisione 6.041.095) i bonifici effettuati, con un pagamento di 893 milioni di euro sui conti degli italiani, arrivati entro fine agosto.