Bonus bebè
Bonus bebè

Roma, 12 gennaio 2022 - Gli extracomunitari con regolare permesso di soggiorno avranno diritto a ricevere il bonus bebè, l'assegno di maternità e, dunque in futuro, l'assegno unico universale. Lo ha stabilito la Corte costituzionale per la quale le norme, fissate da leggi e decreti, che non lo consentivano violavano la Cotituzione.

Gli extracomunitari con un permesso di soggiorno per lavorare in Italia superiore ai 6 mesi, potranno accedere al bonus bebè e all'assegno di maternità.

Sinora al "premio" riservato alle neo-mamme e alle famiglie per ogni nuovo figlio nato o adottato e al sostegno previsto per le madri lavoratrici precarie, era ammessa, assieme ai cittadini italiani e comunitari, solo una limitata categoria di stranieri extracomunitari residenti in Italia: i titolari del permesso per soggiornanti Ue di lungo periodo.

Una condizione posta dalla legge 190 del 2014 sul bonus bebè e dal decreto legislativo 151 del 2001 sull'assegno di maternità, e prevista anche dalla recente normativa per l'assegno unico universale per i figli,che da marzo di quest'anno assorbirà le varie misure per le famiglie con i figli a carico, a partire dal bonus bebè.

A eliminare il limite, giudicandolo incostituzionale, sono stati i giudici della Consulta, al termine della camera di consiglio tenuta dopo l'udienza pubblica in cui ieri era stata trattata la causa. La sentenza deve essere ancora depositata, ma l'Ufficio Stampa ha anticipato che la Corte ha ritenuto le attuali disposizioni in contrasto con gli articoli 3 e 31 della Costituzione e con l'articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

A cadere sono in particolare le norme che escludono dalla concessione dei due assegni i cittadini di paesi terzi ammessi a fini lavorativi e quelli ammessi a fini diversi dall'attività lavorativa ai quali è consentito lavorare e che sono in possesso di un permesso di soggiorno di durata superiore a sei mesi.

Era stataproprio la Cassazione a sollevare i dubbi sulla legittimità della condizione posta per ricevere la sovvenzione per i nuovi nati - che oscilla tra 80 euro e 160 euro al mese per un anno in caso di primo figlio, a seconda dell'Isee - e l'assegno di maternità. E a sostenere che fosse lesiva del principio di eguaglianza e della tutela della maternità.

Prima di decidere la Consulta aveva posto, con un'ordinanza di rinvio pregiudiziale, due quesiti alla Corte di giustizia dell'Unione europea, che il 2 settembre scorso si è pronunciata in maniera chiara: la normativa italiana - hanno stabilito i giudici di Lussemburgo - non è compatibile né con l'articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell'Ue, che prevede il diritto alle prestazioni di sicurezza sociale, né con l'articolo 12 della direttiva europea 98 del 2011 sulla parità di trattamento tra cittadini di Paesi terzi e cittadini degli Stati membri.