Steve Norman
Steve Norman

Milano, 8 luglio 2017 - Spandau per sempre. A sentire Tony Hadley, non si riuniranno più. Ma Steve Norman rimane un “soul boy” del Mondo Occidentale, per dirla col titolo del documentario che ha fatto da collante all’ultima reunion della band di “I’ll fly for you”, anche se da tempo ai languori new romantic preferisce i live set con le alchimie elettroniche di quel Dj Claudio Ciccone Bros. assieme a cui stasera sbarca al Black Hole di Viale Umbria.

In apertura di serata, Alessia Ciccone con un set disco-fusion metropolitano in cui trovano spazio pure momenti originali come “I racconti di Ale”, prodotto lo scorso anno dal fratello Dj Claudio Ciccone Bros. A parlarne è proprio Norman, il più amato e bramato sassofonista di una stagione dura a morire.

A cosa si deve questo suo colpo di fulmine per la console?

«Quando negli anni Novanta mi sono trasferito ad Ibiza ho scoperto che mi trovavo perfettamente a mio agio nei locali. E che questa mia anima pop conviveva felicemente col ritmo della pista da ballo. Ho lavorato con Hed Kandi, marchio di Ministry of Sound, ma già negli anni ottanta figure come Steve Strange o gli Spandau erano di casa nei club».

Quando è iniziato il sodalizio con Ciccone?

«Nel 2010 fui invitato a Napoli ed è lì che ho incontrato Claudio. A colpirmi è stata la sua energia e la sua sintonia con i miei gusti. Mi piace lavorare assieme perché posso improvvisare, sa sempre come assecondarmi, scegliamo insieme i pezzi e ci troviamo molto bene. E poi in questo paese ovunque vada trovo ancora passione vera per gli Spandau; un cuore grande che mi accoglie benissimo ovunque vada. E la cosa sorprendente che la passione per la nostra musica se la sono tramandato di padre in figlio».

Qual è il primo ricordo che ha dell’Italia?

«Il pubblico che negli stadi ti incita gridando all’unisono ‘alè-o-o’. La prima volta fu una sorpresa. Abbiamo fans in tutto il mondo, a cominciare da un altro paese latino molto caldo quale la Spagna, ma il senso di famiglia dell’Italia non te lo da nessuno».

Dei suoi assoli di sax, qual è il preferito?

«Penso che quello di “True”sia il più suggestivo».

Cosa c’è nel suo futuro?

«Non intendo smettere con i dj-set, ma vorrei muovermi pure verso una direzione acustica di canzoni voce e chitarra. Anche perché io nasco come chitarrista poi convertito alle percussioni e al sax».

Con gli Spandau Ballet è proprio finita?

«Forse torneremo assieme, anche se non so quando. Se volessimo farlo adesso non potremmo, perché Tony (Hadley - ndr) è preso da molti altri progetti e non avremmo il cantante. Problema non da poco. Con gli altri ci sentiamo spesso e la voglia di fare c’è».

Black Hole, viale Umbria 118 ore 21.Andrea Spinelli