La campagna vaccinale alla Mangioni
La campagna vaccinale alla Mangioni

Che cosa succede alla famosa immunità di gregge con tutti questi ritardi che si stanno accumulando nella distribuzione dei vaccini?

Milano, 24 gennaio 2021 - E' questa la domanda che gli esperti e anche noi cittadini ci stiamo facendo in questi giorni dopo aver letto le tante notizie e le numerose polemiche legate agli annunci di ritardi di Pfizer e Astrazeneca. Difficile dirlo con precisione ma una cosa, negli ultimi giorni, sta diventando chiara a tutti: i tempi necessari a liberarci di questo maledetto Coronavirus si allungano, e non di poco.

COSA DICONO GLI ESPERTI E COSA FA IL GOVERNO
Gli esperti (e su questo, per una volta, sono tutti allineati, senza polemiche e senza distinzioni) continuano a ribadire che se tutto rimarrà come al momento sul fronte dei numeri della campagna vaccinale, l'immunità di gregge rischia di slittare almeno fino alla fine dell'anno. Il governo, dal canto suo, non può fare molto per cambiare questa situazione sulla quale non ha alcun controllo ed ha annunciato solo alcune azioni legali verso le due aziende produttrici dei vaccini. Ma questo, purtroppo, solo marginalmente potrà influire sulle tempistiche della campagna vaccinale in Italia che, è bene ricordarlo, inizialmente prevedeva di raggiungere il 70% di cittadini entro settembre 2021.

CHE SUCCEDE ORA?
E quindi, ora che succede? Come cambia questo piano? Quanto tempo in più ci vorrà per poter dire che il virus Covid-19 non è più un problema per la salute degli italiani? Tante, troppe domande che al momento non hanno una risposta.
Si possono solo fare delle previsioni, basate sui numeri e sulle speranze che il piano di distribuzione dei vaccini possa riprendere velocità ed uscire dall'empasse in cui si trova ora. La prima previsione fattibile è la più logica e apparentemente semplice: le aziende produttrici di vaccini riescono a sbloccare le situazioni e ad aumentare il ritmo di produzione degli stessi, recuperando sui ritardi fino ad ora accumulati. E' uno scenario possibile? Difficile a dirsi, le motivazioni (o forse sono scuse) addotte a giustificazione dei ritardi sono le più disparate e all'apparenza concrete. forse le azioni legali minacciate potranno smuovere qualcosa ma le dinamiche sulla distribuzione sono complesse da comprendere e difficili da contestare e quindi solo le singole aziende potranno decidere se e come accelerarle.
La seconda possibilità, forse quella più realistica e concreta (o forse solo quella che tutti speriamo) è che i tagli alla distribuzione si fermino alla quota attuale rimandando solo di poco (qualche settimana o al massimo un paio di mesi) il raggiungimento della tanto agognata immunità di gregge.
L'ultimo scenario, il peggiore quello che nessuno di noi vorrebbe mai si realizzasse vede invece accumularsi nuovi e più pesanti ritardi nella distribuzione dei vaccini da parte dei vari produttori e questo avrebbe appunto come principale effetto l'inevitabile slittamento di parecchi mesi (finiremmo tranquillamente nel 2022) di quel momento in cui si potrà affermare che "l'Italia è fuori pericolo".

Il sottosegretario alla salute Sandra Zampa, cercando di rassicurare e allontanare questa ipotesi ha ribadito che, anche se i vaccini ritarderanno, una volta arrivati si cercherà di recuperare il tempo perso anche con 16-18 ore di somministrazioni al giorno.
Ma basterà?