FEDERICA PACELLA
Cronaca

Università e professioni sanitarie, sempre meno candidati: studio e lavoro non più sostenibili

Oggi via ai test ma sono in continuo calo gli iscritti ai corsi di laurea per diventare infermiere, ostetrica, fisioterapista o igienista dentale

Una infermiera con una siringa

Una infermiera con una siringa

Brescia, 14 settembre 2023 –  Test al via oggi per le professioni sanitarie, ma gli iscritti sono sempre di meno, tanto che, secondo la Federazione nazionale delle operazioni infermieristiche, senza un cambio di rotta è a rischio l’articolo 32 della Costituzione. L’allarme parte dai dati delle domande presentate ai corsi di laurea in professioni sanitarie dei vari atenei italiani, tra cui i sette lombardi (la rilevazione è fatta da Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza nazionale corsi di laurea delle professioni sanitarie e docente a contratto in Organizzazione delle professioni sanitarie all’Alma Mater di Bologna). Nel complesso emerge che in Lombardia sono 8.941 i candidati che oggi proveranno i test per l’ammissione ai corsi di laurea in professioni sanitarie: nel 2022 erano stati 9.767.

L’anno in corso ha visto, quindi, un calo dell’8,5% in Lombardia tra le 7 università, in linea con il -8,5% in Italia e leggermente sotto il -8,9% delle altre regioni del Nord. Il dato consolida un trend in atto da tempo: nel 2021 le domande di ammissione ai corsi erano state 11.440 nei 7 atenei lombardi, nel 2019 11.901, nel 2018 11.869.

Entrando nel dettaglio dei vari atenei, a Milano si registra il -12,9% (3.332 posti nel 2023/24 rispetto ai 3.812 dell’anno precedente, con un rapporto domanda/posti di 2,1); a Milano Bicocca il calo è dell’8,4% (rapporto domanda/posto di 1,8 rispetto ai 2 dello scorso anno); a Brescia siamo al -8,6% (1,9 il rapporto rispetto ai posti, mentre lo scorso anno era di 2,2); a Pavia la riduzione è del -4,4% (1,4 il rapporto domanda/posti); in crescita solo Varese, +11,1% (1,4 il rapporto domanda/posti). "Una delle probabili ragioni di questi cali potrebbe essere la minore affluenza degli studenti delle Regioni del Sud rispetto agli scorsi anni. L’attuale precaria situazione economica del paese impedisce alle famiglie di poter garantire per i propri figli gli studi al Nord, come era invece consuetudine fino al 2019, prima della pandemia", commenta Mastrillo.

Il problema è che, con una riduzione media che, per gli infermieri, è ad esempio del 10% di domande all’anno (-12,6% al Nord), si iniziano a registrare dei casi di atenei che non raggiungono nemmeno il numero di posti messi a bando.

"Senza infermieri – è l’allarme lanciato dalla Federazione nazionale delle operazioni infermieristiche – l’Italia non avrà più un Sistema sanitario nazionale degno di questo nome, ci aspetta una lunga stagione assistenziale e non saremo più in grado di garantire salute a tutti. È una prospettiva concreta, reale, che comporta perdite economiche, sociali, oltre che un restringimento dei diritti civili".

Da qui la richiesta di affrontare la “questione infermieristica“, ma lo stesso dicasi anche per le altre professioni, dall’ostetricia alla fisioterapia, che sembrano essere sempre meno attrattive per le nuove generazioni.

"La sfida odierna sulla carenza di infermieri – rimarca Fnopi – va affrontata, oltre che quantitativamente con l’offerta formativa, anche qualitativamente con l’evoluzione degli attuali percorsi formativi offerti ai giovani futuri infermieri, i veri garanti dell’assistenza".