Scuola in presenza in tempi di Covid (Ansa)
Scuola in presenza in tempi di Covid (Ansa)

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Milano -  Seconda settimana di scuola in presenza tranne per 204 classi lombarde (delle oltre 55mila), che sono già finite in quarantena. Nella settimana dal 13 al 19 settembre, infatti, risultano in isolamento fiduciario 3.705 alunni (su una popolazione di 1.720.536 bambini e ragazzi fino ai 18 anni). Nel report di Regione Lombardia, trasmesso all’Ufficio scolastico regionale e alle Ats, la fotografia dell’andamento dei contagi nella popolazione scolastica.

Se nella settimana dal 6 al 12 settembre (quando erano aperti solo nidi e materne) erano stati diagnosticati 1.560 casi di positività al Covid-19, nella settimana successiva, che coincide col ritorno in massa in aula, i casi accertati sono lievemente diminuiti: 1.480 in tutto. Sono stati 182 tra gli zero e i due anni, 248 tra i tre e i cinque anni, 426 tra i sei e i dieci, 272 tra gli 11 e i 13 anni e 342 tra i 14 e i diciottenni. Numeri che, rapportati alle rispettive popolazioni, indicano un tasso di incidenza al massimo di 97 casi ogni 100mila nella fascia tra i 3 e i 5 anni. Tra gli over 14 scende a 72 su 100mila. È ancora presto per dire che il numero inferiore di casi alle superiori sia frutto della campagna di vaccinazione, ma sarà il dato “sorvegliato speciale“ nelle prossime settimane, anche visto e considerato che rispetto ai mesi scorsi è la prima volta che i ragazzi delle superiori tornano effettivamente in presenza al 100 per cento (o quasi). Delle 204 classi in quarantena, 90 si trovano nell’area di Milano e Lodi e 39 nell’area dell’Ats Insubria, solo cinque a Pavia. Analizzando invece le fasce d’età e la tipologia di scuola, sono 61 le “bolle“ in isolamento tra infanzia e nido, 51 le classi in Dad nella scuola primaria, 44 alle medie e 48 alle superiori. Sette giorni a casa per i vaccinati, dieci per gli altri compagni dell’alunno positivo. Con insegnanti equilibristi alle prese con mezza classe virtuale e mezza in aula.

In isolamento fiduciario ci sono anche 188 operatori scolastici, di cui 87 a Milano. La maggior parte di loro - 130 a livello lombardo - sono concentrati nelle scuole dell’infanzia e nei nidi dove ovviamente i bimbi non hanno la mascherina. Dalla primaria in su, se sono mantenuti dispositivi di protezione individuali e distanze, come prevede la normativa, insegnanti e personale non vengono considerati "contatti stretti" e anche in caso di alunni positivi al Covid non sono costretti a stare a casa.

Le prime quarantene , seppur contenute nei numeri, hanno ricordato - sin dal suono della prima campanella - che la didattica a distanza non è ancora un lontano ricordo. E lasciano presagire un altro anno scolastico a singhiozzo. Di qui le prime proteste in piazza, da “Priorità alla scuola“ al comitato dei genitori “Ascuola“ che sul tema martedì mattina ha organizzato un picchetto ai piedi del Palazzo della Regione per supportare la mozione presentata da Elisabetta Strada, consigliera regionale dei Lombardi Civici Europeisti. Mozione che è stata approvata e che di fatto impegna la Giunta regionale a farsi portavoce col Governo affinché "lo screening tramite i tamponi, anche i salivari meno invasivi, eviti la quarantena e la Dad agli studenti delle classi con casi positivi". "Dobbiamo iniziare a considerare anche la scuola come un servizio fondamentale, come lo è la Sanità – ha sottolineato Strada –. I contatti di un positivo, in ambito sanitario, non sono considerati contatti stretti; anche a scuola gli studenti indossano mascherine e rispettano le distanze di sicurezza, quindi non dovrebbero essere considerati contatti stretti". Al vaglio della Regione anche un “Protocollo Scuole aperte in sicurezza“ per quarantene "mirate" che non scattino automaticamente alla comparsa di un positivo. La stessa vicepresidente e assessore al Welfare Letizia Moratti ha annunciato di avere sottoposto lunedì il tema a Roma. Ma al momento si tira dritto.