Catania - Quaranta arresti nelle provincie di Catania, Siracusa, Cosenza e Bologna dei Carabinieri che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale etneo. Le accuse sono di associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni e associazione per delinquere finalizzata alla commissione di falsi e truffe ai danni dell’Inps. Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, hanno consentito di ricostruire gli organigrammi dei gruppi mafiosi della famiglia Santapaola-Ercolano stanziati sul territorio della provincia etnea, in particolare a Paterno’ e Belpasso, nonche’ di individuare le varie attivita’ illecite: non solo un fiorente traffico di stupefacenti, in particolare marjuana e cocaina, ma anche estorsioni, riciclaggio, ricettazione e una situazione di grave condizionamento del tessuto economico locale.

L’operazione della Direzione distrettuale antimafia di Catania ha colpito la potentissima cosca dei Santapaola-Ercolano. Elemento di spicco di questo sistema era Santo Alleruzzo che, nonostante fosse stato condannato all’ergastolo per duplice omicidio, a Rossano (Cosenza), approfittava dei permessi premio per ritornare a Paternò, suo paese d’origine, dove nel corso di summit mafiosi continuava ad impartire ordini e direttive per gestire gli affari del clan. L’operazione ha fatto emergere una situazione di grave inquinamento mafioso del tessuto economico locale, come dimostra l’individuazione di diversi imprenditori che consapevolmente favorivano le attivita’ del clan.

Il coraggio del cavalier Condorelli

Fra gli imprenditori finiti nel mirino dei mlavitosi arrestati nell'ambito dell'operazione, ribattezzata "Sotto Scacco", c'è anche il cavaliere Giuseppe Condorelli, titolare di un'azienda dolciaria produttrice di torroncini, resa famosa a partire dagli anni '90 da una serie di fortunati spot pubblicitari con protagonista l'attore siciliano Leo Gullotta. Secondo gli accertamenti, nel 2019 gli affiliati del gruppo legato al clan Santapaola-Ercolano recapitarono un pacco con un biglietto con la scritta "cercati un amico" e una bottiglia incendiaria. 

Condorelli denunciò il tentativo di estorsione ai carabinieri, che stavano già indagando e che intercettarono una telefonata tra due affiliati Barbaro Stimoli e Daniele Licciardello. Nella conversazione agli atti dell'inchiesta i due parlano dei rischi che si possono correre al tentativo di estorcere denaro a un personaggio di rilievo nazionale come il produttore dei torroncini e così la mafia dell'hinterland pedemontano dell'Etna cambiò strategia criminale: abbandonando l'idea di compiere l'estorsione a  Condorelli.

Ma sono numerosi gli episodi di estorsione contestati e andati effettivamente in porto. Tra gli altri, quello al titolare di una ditta di commercio di prodotti ortofrutticoli il quale, versando una percentuale degli utili di impresa ai vertici mafiosi e consentendo agli stessi di concludere affari occultamente, otteneva la loro protezione per imporsi alla concorrenza e per gestire eventuali problemi con i creditori. Il proprietario di importanti gioiellerie consentiva allo stesso capo clan, di operare compravendite in contanti di diamanti, orologi e gioielli - senza rendicontazione fiscale - permettendo così di compiere attivita’ di riciclaggio.

Nel corso delle indagini e’ stato anche documentato un ulteriore canale di finanziamento delle casse del clan: l’indebita percezione dell’indennita’ di disoccupazione agricola. Attraverso una rete di ditte compiacenti, consulenti del lavoro disponibili e soggetti che si prestavano a fungere da falsi “braccianti agricoli”, l’organizzazione predisponeva tutta la documentazione necessaria ed inoltrava all’INPS le domande per l’indennità.