Parma, 17 febbraio 2021 - E' morto all'età di 79 anni dopo una lunga malattia (in primavera era stata respinta la richiesta dei domiciliari) Raffaele Cutolo. Il boss, fondatore della Nuova camorra organizzata, era ricoverato nel reparto sanitario detentivo del carcere di Parma. Era il più anziano detenuto al 41 bis, il regime carcerario duro previsto per particolari reati, come quelli legati appunto alla criminalità organizzata. Nato a Ottaviano, in provincia di Napoli, il 4 novembre del 1941, Cutolo veniva chiamato 'O Professore, un soprannome nato in carcere quando era l'unico tra i compagni di detenzione a saper leggere e scrivere. Nel corso della suia carriera criminale  è stato affiancato dalla famiglia e in particolare dalla sorella Rosetta, ritenuta membo fondamentale nella creazione della Nuova camorra organizzata.

Il malaffare, la droga, il contrabbando di sigarette, una lunga serie di omicidi, i contatti con la Banda della Magliana e il terrorismo interno: la carriera criminale di Cutolo si è intrecciata a più riprese con la storia violenta d'Italia della seconda metà del Novecento. Una carriera iniziata prestissimo, nel 1963, quando uccise un uomo, Mario Viscito, reo di aver rivolto degli apprezzamenti in strada alla sorella Rosetta. Preso dopo la prima di una lunga serie di latitanze, condannato all'ergastolo, viene prima rilasciato per decorrenza termini (non senza essersi fatto un nome sfidando a duello un boss), poi definitvamente condannanto e riarrestato nel '71 per essere condotto nel carcere di Poggioreale. E' qui che si ritiene sia nata la Nuova camorra organizzata, alla quale affilia i detenuti che ha imparato a conoscere. Alla camorra, si aggiungono elementi che prendono elementi sia dall'antico ribellismo meridionalista sia dalle nuove forme del terrorismo sia ancora dalla massoneria. Chi entra nel gruppo deve assoggetarsi totalmente al capo. Vengono reclutati giovani del sottoproletariato, un esercito al suo comando, i suoi "picciotti". Nel 1977 gli viene riconosciuta l'infermità mentale ed esce dal carcere per finire ad Aversa in ospedale psichiatrico.

Evaso da Aversa, grazie a un'esplosione, inizia un lungo periodo di latitanza che diventa la base del suo impero. Non ci sono "paletti" per Cutolo, che avvia rapporti di collaborazione con la 'ndrangheta, con i lombardi di Renato Vallanzasca e con Francis Turatello per il commercio della cocaina, con la mala pugliese. Ma anche con il mondo politico ed economico campano. Stabilisce contatti a Roma anche con la Banda della Magliana, nominando “il Sardo” suo luogotenente nella piazza romana.  Ma non basta. Finisce anche, lo raccontò lui poi, a essere contattato per fare da intermediario, nel 1978, quando l'Italia e i Servizi segreti sono mobilitati alla ricerca del nascondiglio di Aldo Moro, nelle mani delle Brigate Rosse ("Potevo salvare Moro ma fui fermato").  Nel frattempo, la scia di sangue e dei regolamenti di conti si allunga. Viene anche coinvolto nelle trattative per la liberazione di Ciro Cirillo, uomo della Dc campana della corrente di Antonio Gava rapito dalle Brigate Rosse nell'aprile 1981, vicenda sulla quale non c'e' ancora chiarezza.  Nuovi arresti e altre latitanze. E un'incarcerazione, in massima sicurezza, all'Asinara in cui è l'unico carcerato.

Tante le leggende e le cronache sulla vita di Cutolo: si è detto che fosse lui il celebre "Don Raffè" di Fabrizio De Andrè e che abbia urinato  sulle scarpe di Totò Riina. Di certo è stato condannato a quattro ergastoli. Due i figli riconosciuti:  Roberto, nato dalla breve relazione con Filomena Liguori, e Denise, figlia di Immacolata Iacone, la donna che sposera' nel carcere dell'Asinara, concepita con l'inseminazione artificiale. Due i nipoti, Raffaele, 34 anni, suo omonimo, e Roberta, 30 anni, entrambi figli di Roberto, che fu ucciso a Tradate, in Lombardia, da affiliati della 'ndrangheta il 19 dicembre 1990, per volontà di uno dei maggiori antagonisti di Cutolo, il boss vesuviano Mario Fabbrocino. Una vita nel sangue.