Manovra per Rsa e disabili: un tetto all’aumento delle rette (e oltre 90 milioni dalla Regione)

L’assessore Bertolaso: aumentiamo le tariffe per gli ospiti più gravi delle strutture residenziali. Ma chi supera del 2% la media dell’Ats non può chiedere di più alle famiglie

Una operatrice in una Rsa
Una operatrice in una Rsa

Con una mano la Regione dà 90 milioni 321 mila euro - una decina più di quanti ne abbia appostati quest’anno contro le liste d’attesa - alle Rsa per anziani, Rsd per disabili e Comunità sociosanitarie (Css). Non a pioggia, ma per alzare le tariffe assistenziali "per i più fragili che incidono in numero sempre maggiore, mentre ogni struttura ha costi in aumento", spiega l’assessore al Welfare Guido Bertolaso presentando una delibera approvata mercoledì in Giunta. Destinata a far discutere perché, con l’altra mano, mette un freno all’aumento delle rette “alberghiere” (la quota sanitaria è quella a carico della Regione) pagate dai ricoverati o dalle famiglie. Pure per loro, sottolinea l’assessore, il costo della vita è aumentato.

Il blocco dei ritocchi al rialzo vale solo per le strutture che hanno già una retta superiore del 2% alla media della loro Ats. Le medie vanno dai 55,1 euro al giorno della Montagna ai 77,3 dell’Ats Metropolitana di Milano e Lodi che però, tra una minima di 37 euro (la seconda più bassa dopo i 27,6 della Val Padana) e una massima di 114,3 (pari a Brescia e superata dal picco di 155,1 euro registrato in Brianza) ha la “forchetta“ più ampia. "Non possiamo lasciar fluttuare il mercato abdicando al nostro ruolo regolatorio, di programmazione e tutela", spiega il direttore generale del Welfare Giovanni Pavesi, ideatore del meccanismo che, sottolinea l’assessore Bertolaso, era l’alternativa più mite rispetto "uno stop totale degli aumenti. I nostri stakeholder sono i cittadini".

Pavesi sottolinea che la Regione ha ritoccato al rialzo la quota sanitaria "tre volte negli ultimi tre anni". Aumenti "lineari", mentre questi si concentrano, per 40 milioni, a incrementare di 5,3 euro al giorno la tariffa per quel 36,1% di ospiti delle Rsa "a elevata complessità" (come quelli molto irritabili o che devono essere imboccati); per altri 11 milioni, a fare lo stesso nelle Rsd e delle Css (dove il 70% e il 65% dei pazienti hanno complessità di primo livello); altri 6 milioni sono destinati a pazienti Rsd con necessità speciali, valutate da un tavolo tecnico, e a incrementare fino al 20% i letti nelle comunità per tossicodipendenti nella fase più critica. Alla riabilitazione dei tossicodipendenti vanno altri 3,321 milioni, per portare la tariffa per i più gravi da 68,2 a 73,2 euro e il trattamento a bassa intensità da 31,9 a 41,9 euro. I restanti 30 milioni andranno a coprire (per la prima volta) l’acquisto di farmaci a carico di Rsa, Rsd e Css.