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19 mag 2017

Il Csm non perdona il pm Abate: punito anche per il caso Macchi

Il provvedimento: persi 8 mesi di anzianità e resterà a Como

gabriele moroni
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Il pm Agostino Abate che si occupò del delitto di Lidia Macchi

Varese, 19 maggio 2017 - Perdita di 8 mesi di anzianità. Conferma del trasferimento d’ufficio al tribunale di Como con funzioni di giudice. È la sanzione decisa dalla sezione disciplinare del Consiglio superiore della Magistratura per Agostino Abate, storico sostituto procuratore di Varese, per ventisei anni titolare dell’inchiesta sull’omicidio di Lidia Macchi, la studentessa di Comunione e liberazione trucidata con 29 coltellate la sera del 5 gennaio 1987, nella zona di Cittiglio. Il Csm ha condiviso la tesi per poi accogliere in parte le richieste formulale dal sostituto procuratore generale Gabriele Mazzotta: perdita di un anno e sei mesi di anzianità e conferma del trasferimento a Como.

Secondo il capo d’incolpazione, nel corso delle indagini sul caso Macchi, il pm Abate avrebbe, fra le altre cose, «omesso qualsivoglia iscrizione nel registro degli indagati», nonostante che alcuni soggetti fossero stati raggiunti da comunicazione giudiziaria e sottoposti al test del dna. Avrebbe omesso «ogni controllo su reperti depositati presso l’ufficio gip di Varese», concorrendo così «all’indebita distruzione di parte di essi, sebbene ritenuti di fondamentale importanza nell’identificazione dei profili dell’autore del reato» (fra gli altri, undici vetrini con reperti biologici dell’assassino di Lidia, vestiti, biancheria, due frammenti dei pantaloni della vittima). Altri reperti sarebbero stati invece custoditi dal magistrato «in modo del tutto anomalo» nella cassaforte del suo ufficio. Il procedimento per l’omicidio Macchi era stato avocato nel 2013 dalla procura generale di Milano.

Accuse drasticamente respinte da Abate, che davanti ai giudici di Palazzo dei Marescialli si è difeso da solo. Nessuna inerzia. C’erano state, anzi, quattro iscrizioni a registro e varie richieste di proroga delle indagini. Quanto alla distruzione dei reperti, era stata disposta senza che gli venisse richiesto un parere. Abate è stato invece assolto da altre incolpazioni che riguardavano illeciti disciplinari come “comportamenti scorretti” nei confronti del capo della procura e di un collega, ritardi nel compimento di atti, adozione di provvedimenti privi di motivazione. 

Lo scorso anno il “tribunale” delle toghe aveva sanzionato Abate con la perdita di 2 mesi di anzianità e l’assegnazione al tribunale di Como per avere omesso o comunque ritardato il compimento di atti nell’inchiesta sulla morte di Giuseppe Uva, deceduto all’ospedale di Varese il 14 giugno 2008, dopo avere trascorso parte della notte in caserma. Abate aveva impugnato il verdetto davanti alla sezioni unite civili della Cassazione e lo stesso potrà fare contro il nuovo provvedimento. 

«Per impedirmi - è il commento di Agostino Abate - di continuare a svolgere le funzioni di pm nel modo che ritengo doveroso, mi sono stati mossi numerosi addebiti disciplinari che ritengo di aver dimostrato con documenti e testimonianze essere basati su dati non veri e in qualche caso addirittura falsi». «All’esito - aggiunge l’ex sostituto procuratore - di tre procedimenti disciplinari, sono stato prosciolto da ben 12 addebiti. Per i restanti quattro confido nel giudizio della Corte di Cassazione». 

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