Quotidiano Nazionale logo
il Giorno logo
Quotidiano Nazionale logo
il Giorno logo
17 mag 2022

Il lupo è tra noi: quanti sono, dove vivono, chi non li vuole e perché

Dal rischio estinzione a quello dell'abbattimento programmato: oltre 3.300 esemplari in Italia

17 mag 2022
A Wolf (Canis lupus) is pictured on October 19, 2013 at the Alpen zoo in Innsbruck , some 450 kilometers west of Vienna.    AFP PHOTO/DIETER NAGL
Un lupo (Afp)
A Wolf (Canis lupus) is pictured on October 19, 2013 at the Alpen zoo in Innsbruck , some 450 kilometers west of Vienna.    AFP PHOTO/DIETER NAGL
Un lupo (Afp)

Il lupo non è più una specie a rischio in Italia. Anzi, gli interventi di conservazione ne hanno fatto aumentare la popolazione che ora supera i 3.300 esemplari, 950 nelle regioni alpine e quasi 2.400 lungo il resto della penisola. La stima è dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che ha compiuto un monitoraggio tra il 2020 e il 2021 su mandato del ministero della Transizione Ecologica.

La notizia non è accolta con piacere dall'Unione dei Comuni e degli Enti montani italiani (Uncem), tantomeno dalla Coldiretti, che chiedono un piano nazionale a difesa degli agricoltori e degli allevamenti. Ma quello dei lupi è un argomento che divide. Un piano nazionale era stato presentato nel 2019 dall'allora ministro dell'Ambiente Sergio Costa ma non è stato mai approvato dalla Conferenza Stato-Regioni per una spaccatura fra i territori, tra chi voleva la possibilità di abbattimento e chi difende la conservazione della specie. Se si calcola l'estensione delle aree dove è presente il lupo (41.600 chilometri quadrati sulle Alpi e 108.500 chilometri quadrati nelle regioni peninsulari), la specie occupa quasi la metà del territorio italiano, afferma il Wwf. Ovunque la popolazione di lupo è cresciuta, sulle Alpi di più, indica l'Ispra secondo cui il range può essere compreso tra 822 e 1.099 esemplari sulle Alpi e tra 2.020 e 2.645 nel resto.

Il monitoraggio, spiega l'Istituto, "è stato documentato con 6.520 avvistamenti fotografici con fototrappola, 491 carcasse di ungulato predate, 1.310 tracce, 171 lupi morti, oltre che da 16.000 escrementi rinvenuti sul terreno. Sono state condotte 1.500 analisi genetiche che hanno permesso di identificare la specie. In totale sono stati percorsi a piedi 85.000 chilometri per raccogliere i dati necessari all'indagine". Il Wwf rileva che le minacce per la conservazione della specie "restano attuali. Bracconaggio e mortalità accidentale continuano a ucciderne centinaia ogni anno, e l'ibridazione con il cane mette a repentaglio l'integrità genetica della specie".

Il conflitto con gli allevatori, anche se inferiore ad esempio rispetto a quello causato dai cinghiali,"può localmente avere un impatto elevato su alcune aziende zootecniche", osserva il Wwf ricordando l'efficacia delle azioni di prevenzione dei danni. Federparchi chiede ora che gli interventi di "conservazione delle aree protette siano rivolti verso quelle centinaia di specie, importanti per la biodiversità, che in Italia sono concretamente a rischio, seguendo le indicazioni scientifiche delle Liste Rosse"

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?