Ville, negozi e castelli tolti alla mafia: che fine faranno i 3.000 immobili della criminalità

Per la metà sono inutilizzati, il Piano strategico approvato in Regione vuole tagliare i tempi dell’assegnazione

Rita Borsellino in visita a Lecco all’ex pizzeria Wall Street del clan Trovato
Rita Borsellino in visita a Lecco all’ex pizzeria Wall Street del clan Trovato

Oltre tremila immobili sono stati sequestrati e confiscati ai boss e agli affiliati alla criminalità organizzata in Lombardia. Quasi la metà sono però inutilizzati. Ci sono tra il resto 32 ville, un centinaio di case e abitazioni indipendenti, 415 appartamenti in condominio, altrettanti box e garage, una quindicina di fabbricati industriali, una trentina di botteghe, un centinaio di magazzini, una quarantina di negozi, 200 lotti di terreno, 2 castelli e 2 alberghi. Valgono molto e potrebbero fruttare un patrimonio, sociale soprattutto.

Da simbolo della vittoria dei servitori dello Stato e dei cittadini onesti su uomini e donne di mafia, rischiano di diventare un monumento alla malaburocrazia. Complessivamente sono 3.175 le proprietà immobiliari prima sequestrate e poi confiscate in Lombardia a mammasantissima e picciotti di ‘ndrangheta soprattutto, Cosa Nostra, Camorra, Sacra Corona unita, Stidda e altre associazioni criminali: 1.584 sono in gestione ai funzionari dell’Anbsc, Agenzia nazionale per l’amministrazione e la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, o dei tribunali, perché non sono stati ancora riutilizzati; 1.591 invece sono stati già destinati ad amministratori locali piuttosto che a operatori del terzo settore per trasformarli in luoghi di legalità e socialità.

Ci sono più beni solo in Sicilia, Calabria, Campania e Puglia. Significa che anche la Lombardia è terra di mafiosi, sebbene soprattutto in giacca e cravatta e con gli ultimi modelli di smartphone per gestire affari e traffici, invece che con la lupara per regolare i conti con il sangue.

"In Regione abbiamo approvato il Piano strategico per i beni confiscati - spiega la consigliera regionale della Lega Alessandra Cappellari, relatrice del Piano -. Lo scopo è proprio quello di rendere sempre più corti i tempi che intercorrono tra confisca e destinazione, promuovendo un censimento dei beni, l’informazione e la formazione dei responsabili di enti potenzialmente interessati, oltre che sostenere, se possibile, il ripristino delle aziende sequestrate". Sono al momento 135 in Lombardia le società ripulite tra hotel, ristoranti, officine e altre imprese, mentre per 237 si aspetta di trovare qualcuno che le rilevi e le rilanci.