Sono i primi anni '80 quando nei principali ospedali italiani iniziarono ad arrivare con sempre maggior frequenza pazienti con sintomi non riconducibili a nessuna patologia conosciuta. Alcuni mesi prima succedeva anche negli Usa e nei principali paesi europei, dove c'era chi, in mancanza di risposte supportate dalla scienza, parlava di "gay cancer", perché questa strana malattia sembrava colpire soprattutto persone appartenenti a comunità omosessuali.

Una teoria considerata plausibile per poco, dato che in Italia erano soprattutto le persone che facevano uso di droghe per via iniettiva a venire colpiti dal virus che allora si chiamava ancora Htlv III e che poi prenderà il nome di Hiv. Oggi si celebra il 33esimo anniversario della giornata mondiale contro l'AIDS, indetta nel 1988 al Summit mondiale dei ministri della sanità.

Da quel primo dicembre di 33 anni fa, la ricerca ha fatto passi da gigante nella conoscenza e nella battaglia a questo virus. Ma quando l'umanità dovette farci i conti per la prima volta l'impatto fu davvero violentissimo: i primi positivi dovettero fare i conti con lo shock, l'incredulità, l'incapacità di prepararsi a morire ventenni. "Quanto mi resta?" "Mi sveglierò domani mattina?" "Dovrei andarmi a comprare delle scarpe, vale la pena?" erano le domande che spesso le persone Hiv positive rivolgevano a medici altrettanto spiazzati e senza risposte, in quei lontani anni '80. Una morte fisica spesso preceduta dalla consapevolezza di una morte sociale fatta di emarginazione e pregiudizio, in quanto non erano chiare le modalità di trasmissione, spesso provenienti dalle stesse famiglie.

Dal 1981 l'AIDS ha ucciso oltre 25 milioni di persone, diventando una delle epidemie più distruttive che l'umanità abbia mai conosciuto. Per quanto in tempi recenti l'accesso alle terapie e ai farmaci antiretrovirali sia migliorato in molte regioni del mondo, dal 2005 l'epidemia di AIDS ha mietuto circa 3,1 milioni di vittime (le stime si situano tra 2,9 e 3,3 milioni), delle quali circa un sesto (570.000) erano bambini.

Dalla scoperta dell'infezione si è arrivati, per tentativi, al miracolo scientifico delle terapie salva-vita, che oggi consentono uno stile di vita pressoché identico al resto della popolazione. Un risultato raggiunto anche grazie all'impegno dell'attivismo nato intorno alla lotta all'AIDS, che si è da subito battuto per abbassare il costo dei farmaci, per ottenere cure sempre più sopportabili e per combattere lo stigma che ancora oggi colpisce le persone sieropositive. 

In questo senso è ancora purtroppo poco nota l'equazione U=U, Undetectable=Untrasmittable, la rivoluzionaria evidenza scientifica secondo la quale una persona con Hiv in terapia efficace, con viremia non rilevabile, non trasmette il virus. Un dato scientifico che può contribuire in modo determinante a restituire alle persone che vivono con Hiv una vita al 100% normale ma ancora poco conosciuto a causa della scarsa informazione da parte delle istituzioni e nelle scuole.