Birra
Birra

Grigliate, falò o aperitivi, la birra è da sempre protagonista assoluta delle estati italiane. E così, ecco che venerdì 6 agosto si festeggia la Giornata Mondiale, celebrazione che cade ogni anno il primo venerdì del mese di agosto e mette sotto i riflettori questo nettare a base di malto d'orzo e luppolo, una delle più antiche bevande alcoliche al mondo. Ma vediamo come nasce questa ricorrenza e alcune curiosità.

La Giornata Mondiale della Birra

Il 6 agosto 2021 è la Giornata Internazionale della Birra, una festività nata nel 2007 a Santa Cruz in California. La prima edizione si è tenuta nel 2008 con un piccolo evento che ha coinvolto vari Stati della West Coast americana ma l'idea è piaciuta così tanto che oggi viene festeggiata in 80 nazioni diverse dei 6 continenti. Cade il primo venerdì del mese di agosto e, proprio per l'occasione, tutti gli appassionati di birra si riuniscono per assaggiare, celebrare e divulgare la cultura dell'amatissima bevanda. Negli Stati Uniti la giornata è presa così seriamente che è ormai tradizione regalare un "six pack", una confezione da 6 bottiglie o lattine, ai propri amici e ai bartender.

Quando e come nasce la birra

LEGGENDA - Ci troviamo nel 10.000 A.C. nella Mezzaluna Fertile, precisamente in Mesopotamia, dove secondo un’antica leggenda fu una donna sbadata che dopo la raccolta dei cereali, li dimenticò alle intemperie in un’anfora. La pioggia che cadde riempì quest’ultima bagnando i semi ed innescando, in maniera del tutto casuale, la fermentazione dando vita ad una sostanza liquida dolciastra che è piaciuta subito all’uomo per il benessere fisico ed emotivo che rilasciava, spingendolo a specializzarsi nella sua produzione. Per cui secondo la leggenda, la birra è donna.

LE ORIGINI NELLA STORIA -  In realtà volendo realisticamente dare una data alla nascita della birra, possiamo collocarla fra il 5000 ed il 4000 A.C. ed attribuire questi meriti ai Sumeri Infatti, il primo documento che prova l’esistenza della birra, ad opera di questo popolo, è una tavoletta di terracotta denominata “Monument Bleu”, conservata nel museo parigino del Louvre. Dalla traduzione dei simboli trovati su questa tavoletta si evince che tra i doni offerti alle divinità ci fosse anche la birra. Dopo la caduta dell’impero sumero nel 2000 A.C. la Mesopotamia divenne terra dei babilonesi, che assorbirono la cultura e l’arte di produrre birra; le testimonianze ci dicono che questa popolazione ne produceva ben 20 varietà. Di cui 8 di puro frumento, 8 di puro orzo e 4 derivate da una mistura di vari cereali. A quel tempo la birra era torbida e non filtrata, perciò veniva bevuta con la cannuccia, per evitare che i residui molto amari si depositassero sulle labbra. La birra fu persino esportata in Egitto, ad oltre 1000 km di distanza, e tale fu la sua importanza nella società babilonese che il re Hammurabi, nel suo famoso codice intorno al 1792 a.c. emanò la prima legge scritta in cui viene regolamentata anche la produzione e l’uso della birra. Nel suo codice, Hammurabi, oltre alle pene previste per chi produceva la birra contro le norme, stabiliva il prezzo della birra a litro rispetto al valore del cereale utilizzato e stabiliva la quota massima di birra concessa giornalmente agli abitanti, che variava, a seconda della classe sociale, dai 2 ai 5 litri. In Egitto si attribuisce la scoperta della birra ad Osiride, protettore dei morti, legando la bevanda all’immortalità. A tal riguardo, i più ricchi si facevano costruire veri e propri birrifici in miniatura nelle loro tombe. Le stesse tasse venivano pagate con anfore di birra. Questa veniva chiamata Zythum. L’importanza della birra nell’antico Egitto fu tale che spinse gli scriba a coniare un nuovo geroglifico che indicava il “mastro birraio”. In Grecia la birra arriva grazie ai Giochi Olimpici, ma non viene mai prodotta, sia per la presenza del vino che per l’impossibilità di avere coltivazioni d’orzo. In Italia furono gli Etruschi i primi a bere e produrre birra (“pevakh”) contagiando anche i Romani.  Tra i cosiddetti popoli barbarici si trovavano i più strenui bevitori di birra, i Germani e i Celti. Il Medioevo vide la birra protagonista soprattutto per merito dei monasteri, che operarono un decisivo salto di qualità nella produzione della bevanda introducendo anche alcuni nuovi ingredienti, tra i quali il luppolo.

Il nome 'birra'

Gli studiosi di linguistica non sono ancora sicuri dell’origine della parola birra, anche se ci sono due tesi che rimangono le più accreditate. La prima teoria vede la parola “birra” derivare dall’antico tedesco bior o beor, che a sua volta potrebbe derivare dal sassone bere che significa orzo, oppure dal latino biber, che significa bevanda. Dalla parola tedesca, poi, sono nate tutte le parole moderne che indicano la birra come beer (inglese) bière (francese) Bier (tedesco). Ma ci sono altri due termini che indicano la birra e che hanno un’origine diversa. Si tratta dell’inglese ale e dello spagnolo cerveza. Probabilmente, il termine ale designava l’idromele, una bevanda molto diffusa all’epoca, che poi ha mutato significato fino a indicare la birra ad alta fermentazione. mentre la parola cerveza sembra che arrivi direttamente dal latino, dove cervēsia, un nome derivato dalla dea Cerere e che indicava la birra senza luppolo.

Quanti tipi di birra esistono

Quanti tipi di birre (o meglio, stili di birra) ci sono al mondo? Oltre 400, si stima. I metodi di classificazione della birra sono molteplici: secondo il colore (scala SRM), secondo l’amarezza (scala IBU), secondo il tasso alcolico, secondo il tipo di lievito utilizzato (e, quindi, il tipo di fermentazione).

La schiuma

Un errore piuttosto comune è ignorare la schiuma della birra. Questa in realtà serve a proteggere la birra dall'ossidazione "perché il peggior nemico della birra è l'aria". La schiuma si forma grazie alle proteine presenti nella bevanda. Importante la giusta quantità perché troppa, o troppo poca, possono essere segnali di cattiva spillatura o pessima materia prima.

Londra travolta da uno 'tsunami' di birra

Nell’800 un incredibile inondazione colpi la capitale inglese, l’evento passò alla storia come il London Beer Flood” ovvero lo “Tsunami di birra”. Il 16 ottobre del 1814 nel quartiere popolare di St Gilesn che ospitava un birrificio, un incidente provocò la rottura di una enorme cisterna contente 1 milione e 470 mila litri di birra. La bevanda iniziò rapidamente ad allagare le strade circostanti, provocando ingenti danni agli edifici e non solo. Il liquido entrò nelle abitazioni e nei negozi con una forza tale che 9 persone persero la vita e molte case furono danneggiate.

Un 'birradotto' in Germania

A Gelsenkirchen, in Germania, esiste un vero e proprio “birradotto”: si tratta di una rete di tubature lunga circa 5 Km che porta la birra da una cisterna appositamente riempita per le partite a tutti i bar e pub che si trovano nei pressi dello stadio locale. Il sogno di tutti i birrofili e tifosi del mondo.

La fobia del 'boccale vuoto'

Esiste una vera e propria fobia connessa alla birra: si chiama cenosillicafobia ed è la paura di trovare il boccale vuoto. Chi ne soffre può avere veri e propri attacchi di panico se intravede il fondo del boccale. 

La birra più costosa al mondo

La più costosa al mondo è la Vielle Bon Securs, venduta per il "modico" prezzo di 1000 dollari a bottiglia, per chi fosse interessato all'acquisto la trova in esclusiva al Bierdrome di Londra.

Birra, gli italiani? Scelgono quella italiana

Negli anni, il mercato della birra ha subito grandissimi cambiamenti, e se da una parte la scena è dominata dalle multinazionali che rilevano aziende produttrici di dimensioni medio-grandi, ora sono in tanti a cercare nella birre l'autenticità dei prodotti locali e artigianali. In occasione della Giornata Mondiale della Birra, che si celebra il 6 agosto, Tiendeo.it, compagnia leader nei servizi drive-to-store per il settore retail ed esperti in cataloghi digitali, ha realizzato uno studio riguardo alle tendenze nell'immenso mondo delle birre, che ha rivelato una forte predilezione degli italiani per le birre nostrane, e una grande offerta da parte dei retailer di birre di produzione locale, sia italiane che internazionali, che vanno incontro alle richieste di consumatori sempre più sensibili a tutto ciò che concerne tematiche di produzione locale, km 0, sostenibilità, biologico e tracciabile.  Quando si tratta di birre, gli italiani rivelano un certo patriottismo e si mantengono fedeli alle marche tradizionali italiane (etichette che nella maggior parte dei casi sono state comunque comprate da multinazionali straniere, ma che mantengono la loro produzione nel Bel Paese). Il 50,5% delle ricerche effettuate dagli italiani, sono infatti relative a brand nazionali, anche se i principali appartengono appunto a multinazionali, come Peroni (Asahi Breweries Europe Ltd) e Moretti (Gruppo Heineken), seguite da Ichnusa (Gruppo Heineken) e Poretti (Carlsberg Italia S.p.a). Seguono al secondo posto le birre olandesi (17%), capitanate da Heineken, e quelle tedesche (8%), con Beck's, Paulaner e Warsteiner. Completano la top 5 delle più ricercate dai consumatori le birre danesi inglesi (6%) e quelle belghe (5%). Tra 105 birre prese in esame nello studio effettuato, sono 52 le etichette di birre di produzione locale, in prevalenza di italiane. Delle 48 birre italiane presenti sui cataloghi infatti, sono 36 quelle di produzione locale che non appartengono a colossi multinazionali, acquistabili presso i punti vendita dei retailer. Non mancano le birre di produzione locale straniere: polacche, tedesche, belghe, danesi, irlandesi, scozzesi, francesi, norvegesi e slovene.