Pendolari dell’Est e cani sciolti: i signori dei furti, feroci e impuniti

Dai georgiani agli italiani: chi sono i ladri che colpiscono in Lombardia

Un topo d’appartamento in azione

Un topo d’appartamento in azione

Milano, 1 maggio 2017 - Sul tavolo di un bar in Brianza la mappa della Lombardia, con segnate le zone da prendere di mira in una serie di raid rapidi e precisi. Lunghi appostamenti per studiare le abitudini dei padroni di casa, pochi minuti per forzare l’appartamento e arraffare gioielli, denaro e altri oggetti di valore da piazzare sul mercato nero. La banda composta da sette albanesi, responsabile di 52 furti in appartamento tra Lombardia e Piemonte, è stata smantellata dai carabinieri. Provenivano dalla Georgia, invece, i ladri catturati dalla polizia mentre prendevano di mira una serie di appartamenti a Milano. Interventi che si sono risolti positivamente. Numerosi blitz restano impuniti anche perché, spiega un investigatore, «mancano le risorse, gli uomini e i mezzi necessari, per lavorare bene su ogni singolo furto». E in Italia, secondo dati Istat, su oltre 200mila furti in un anno solo 6.000 responsabili vengono fermati: il 97% dei furti in appartamento resta sostanzialmente impunito. «Io e mio marito eravamo fuori casa per una cena tra amici, e al nostro rientro abbiamo trovato la finestra forzata e le stanze a soqquadro», racconta una casalinga che, recentemente, ha subito una visita dei ladri nel Varesotto.

«Forse utilizzando un metal detector sono riusciti a trovare i gioielli che avevamo nascosto nel doppiofondo di un mobile e hanno rubato tutto - prosegue - i ricordi di una vita sono stati portati via in pochi minuti, violando la nostra casa, il nostro spazio privato. Abbiamo deciso di installare un antifurto sofisticato, anche se è rimasto ben poco da rubare». Le ultime statistiche delle forze dell’ordine indicano che in Lombardia calano i reati denunciati, e tra questi anche i furti. Tra Milano e hinterland i furti, compresi quelli in appartamento, sono scesi del 2,3% rispetto all’anno scorso. In provincia di Brescia i furti in abitazione denunciati dal primo gennaio al 31 marzo scorso sono stati 1.227. Nello stesso arco temporale del 2016 erano 1.470. Scenario analogo in provincia di Varese, dove nel mese di febbraio le forze dell’ordine hanno ricevuto 98 denunce di furto, registrando un vistoso calo rispetto a febbraio del 2016 (136 denunce). Anche se la Lombardia, sia per la densità abitativa sia per la maggiore ricchezza rispetto ad altri territori, resta uno dei territori più colpiti da un fenomeno che continua a provocare allarme. Imperversano bande di ladri “pendolari”, che spesso si spostano da Paesi dell’Est Europa per rapide razzie, tornando in patria con la refurtiva. Operano in parallelo a organizzazioni a “chilometro zero”, radicate da anni sul territorio, spesso composte da persone che hanno alle spalle un curriculum segnato da numerosi precedenti.

In parallelo alla criminalità locale operano bande di albanesi e romeni, a volte composte anche da minorenni, ben organizzate e dotate di mezzi hi-tech per eludere sistemi d’allarme sempre più sofisticati. A questi gruppi, secondo i racconti degli investigatori che ogni giorno si trovano a fare fronte al fenomeno, si aggiungono “cani sciolti”, spesso tossicodipendenti che si improvvisano topi d’appartamento. Pericolosi perché la loro reazione, se scoperti dai padroni di casa, può essere imprevedibile. La refurtiva finisce venduta sottobanco in Italia o all’estero, a volte riciclata nei negozi Compro oro. «Reati come i furti creano una sensazione di insicurezza nei cittadini, anche se i numeri sono in calo», spiega Mauro Guaetta, segretario milanese del sindacato di polizia Siulp. «Milano non è una città poco sicura - prosegue - ha i problemi di tutte le metropoli europee. Non serve a niente militarizzare il territorio, è più utile sfruttare meglio le forze che ci sono e, ad esempio nel caso di Milano, attuare una seria riorganizzazione dei commissariati».