Una scena del film 'Qui è ora'
Una scena del film 'Qui è ora'

Milano, 5 novembre 2018 - Cinque oratori lombardi, cinque “declinazioni” del concetto stesso di oratorio, e decine di storie che si incrociano per inquadrare una tappa fondamentale della crescita di molti ragazzi: “Qui è ora” è il primo film sugli oratori, diretto da Giorgio Horn. Prodotto dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, realizzato con il contributo di Regione Lombardia e distribuito dall’Acec, dopo il debutto alla Festa del Cinema di Roma nella sezione “Alice nella città”, arriverà nelle sale cinematografiche di tutta Italia dal 15 novembre. «“Qui è ora” è un racconto corale - spiega lo sceneggiatore Gianmarco Altieri -, sin dal primissimo sopralluogo per la scrittura del soggetto abbiamo individuato cinque realtà profondamente diverse fra loro. Mi ha sorpreso come lo stesso scopo, educare i bambini e i giovani, possa essere declinato in maniera diversa. Abbiamo individuato le storie che ci sembravano più esemplificative per mostrare le sfumature di un mondo che vale la pena raccontare». 

La cinepresa entra così nell’oratorio di San Siro a Lomazzo (in provincia di Como) con una micro-comunità impegnata sul tema delle vocazioni in senso lato, “bussa” al San Luigi di Milano - in periferia ma solo a quattro fermate dalla Madonnina - arriva in due strutture di Brescia (al San Giovanni e al San Faustino) per raccontarne la realtà multietnica dove oltre ai tantissimi bimbi anche gli stessi educatori sono spesso immigrati di seconda generazione; sale poi verso Clusone, in provincia di Bergamo, con la sua storia e missione artistica: l’oratorio tiene in vita anche l’unico cinema e il teatro. Gli oratori lombardi si presentano nella loro quotidianità e poi tornano: la struttura del docufilm è circolare.

«In “Qui è ora” cerchiamo di mostrare il processo di formazione umana da un punto di vista inedito - continua lo sceneggiatore -. Si parla spesso di baby gang, di giovani isolati e disinteressati, con gli occhi fissi sugli smartphone. Vi presentiamo questi ragazzi, che andranno anche in discoteca e avranno il cellulare, ma si interrogano su temi profondi, non sono alieni. Si parla sempre di immigrazione? Negli oratori di Brescia il problema dell’inclusione non si pone proprio: i bimbi non fanno differenze. Il mondo sta andando, anche grazie agli oratori, da un’altra parte». “Qui è ora” è la storia di Akon, un giovane senegalese arrivato una decina d’anni fa, che lavora come educatore all’interno dell’oratorio San Faustino, nel centro antico della città, ma è anche la storia di Don Mattia Bernasconi, carismatico trentenne che dopo una laurea in ingegneria aerospaziale e un’importante proposta di lavoro in Cina, ha deciso di entrare in seminario e oggi si impegna a Milano per i più deboli andando oltre all’idea di mensa per i poveri.

Ci sono adolescenti protagonisti nei panni di loro stessi: un’altra bella sorpresa: a Lomazzo spicca il racconta del “Sicomoro”, un percorso vocazionale dove per un anno, una settimana al mese, cinque ragazzi fanno esperienza di vita comunitaria in casa parrocchiale, pregano e riflettono con una coppia del posto e il sacerdote. Lo scopo è scoprire la vocazione, che non implica la scelta di prendere i voti o meno: si riflette su chi si vuol diventare, avvocati, medici. Ci si interroga sulla felicità. Sfilano i titoli di coda, si riaccende un faro su un luogo di formazione e su un ponte fra la strada, la chiesa e la società.