SIMONA BALLATORE
Cronaca

Diocesi Milano, persi 500 preti in vent’anni. E sarà sempre peggio

La ricerca dell’Università Cattolica svela una preoccupante crisi di vocazioni. Nel 2040 saranno poco più di mille

Sempre meno vocazioni in Lombardia

Sempre meno vocazioni in Lombardia

Milano, 16 gennaio 2024 – Negli ultimi vent’anni i sacerdoti della diocesi di Milano sono passati da 2.200 a 1.737. E guardando al 2040, saranno sempre meno: dai 1.147 (nello scenario più ottimistico, con 17 nuove ordinazioni all’anno) ai 958, calcolando sette nuovi ingressi all’anno.

"Un clero che diminuisce velocemente in una società che si secolarizza e vive con meno intensità la propria fede": parte da questa fotografia - e dalla consapevolezza che "il numero di presbiteri attesi è fortemente insufficiente per proseguire come si è fatto finora" - l’ultimo studio scientifico e sociologico della Diocesi di Milano. Il dossier (in costante aggiornamento) è stato pubblicato a giugno da “La scuola cattolica“, rivista teologica del seminario arcivescovile di Milano.

A firmare la ricerca i professori dell’Università Cattolica, Giulia Rivellini e Andrea Bonanomi, insieme a don Paolo Brambilla. Si parte dall’inverno demografico milanese, da battesimi, matrimoni e partecipazione alle messe, per analizzare la contrazione dei nuovi ingressi e invecchiamento della popolazione presbiterale.

Gli scenari

Quattro gli scenari elaborati, l’ultimo - con modellizzazione statistica - prevede per il 2040 una popolazione di circa 1.050 sacerdoti. A crescere è invece l’età media: da quella attuale - che supera di poco i 63 anni - si arriverebbe a 67 anni. Nelle proiezioni, a diminuire del 56,7%, sono i preti sotto i 40 anni, ai quali normalmente sono affidati oratori e pastorale giovanile. Dai dati un’esigenza: "Discernere soluzioni per un ripensamento della Chiesa sul territorio, almeno per quanto riguarda il ruolo dei presbiteri. Potrebbe essere interessante, in ogni singolo decanato, ipotizzare la distribuzione presbiterale per parrocchia o Comunità Pastorale nel 2040 per una maggiore consapevolezza nelle scelte da farsi in termini di gestione delle strutture, degli spazi e di rapporti con le istituzioni".

Il fine ultimo della ricerca è offrire strumenti e indicazioni concrete a discussioni che sono già in corso. Dalla creazione delle comunità pastorale, con una razionalizzazione degli spazi (e anche una ridistribuzione delle messe) al ruolo di diaconi e laici "nella conduzione di alcuni degli incarichi ecclesiali, in modo specifico quelli che i presbiteri non riusciranno più a ricoprire". "Una particolare attenzione - si ribadisce nel dossier - merita la pastorale giovanile e la presenza di preti “giovani“.

Se l’equazione “una parrocchia-un oratorio-un prete giovane“ ha cominciato a vacillare più di vent’anni orsono, molte delle scelte pastorali degli ultimi anni hanno cercato di mantenere questo principio. I numeri previsti chiedono di pensare in maniera alternativa".

Non solo, "la Chiesa ambrosiana, attualmente, sperimenta un eccesso di strutture e istituzioni" che appesantiscono "incarichi e burocrazia". Il futuro è da ridisegnare "liberando energie". "Il numero dei presbiteri ambrosiani, nonostante sia in costante diminuzione, è ancora cospicuo rispetto ad altre realtà europee e nordamericane – si ribadisce nel dossier –: in questo momento contingente i preti presenti sono più che sufficienti, oltre che preziosi, per avviare un ripensamento corale e intelligente della presenza di pastori e guide sul territorio".