Lombardia, delle 77 dighe molte sono obsolete e a rischio collasso: “Strategiche ma ignorate”

Servono ad alimentare le centrali idroelettriche e sono gestite da grosse utility. Legambiente Lombardia: “Urge riassegnarle a operatori che investano contro i disastri”

La diga del Gleno era uno sbarramento sul torrente Gleno il cui crollo nel 1923 causò la morte di 356 persone
La diga del Gleno era uno sbarramento sul torrente Gleno il cui crollo nel 1923 causò la morte di 356 persone

In Italia ci sono 531 grandi dighe, in Lombardia 77, il numero più alto rispetto alle altre regioni. Ventisette sono in Valtellina, 21 in provincia di Bergamo, 15 nel Bresciano, tre nel Lecchese e due nel Comasco. Servono soprattutto per alimentare centrali idroelettriche e produrre energia, con 5,7 GW di potenza installata, pari a oltre 1/4 di tutta la potenza idroelettrica installata in Italia.

Complessivamente le grandi dighe lombarde consentono di invasare oltre 2 miliardi di metri cubi d’acqua, cioè 2 trilioni di litri, cui si aggiunge un altro miliardo e 200 milioni di metri cubi dei grandi laghi regolati, cioè il Maggiore, di Como, di Iseo, l’Idro e il Garda, il cui livello è gestito proprio tramite dighe.

Le dighe lombarde sono tra le più vecchie: l’età media delle analoghe grandi infrastrutture italiane è di 67 anni, quelle lombarde ne hanno in media almeno 80. Una ventina hanno superato i 90, 33 un secolo e alcune sono ancora più antiche, mentre il manufatto di regolazione del Lago di Pusiano è stato ultimato addirittura nel 1811. Le gestiscono nella stragrande maggioranza i tecnici di grandi utility energetiche. Delle 74 concessioni, 22 sono però scadute sebbene operative in regime di proroga, mentre altre 41 scadranno entro il 2029.

“Pur senza dubitare della perizia con cui i gestori presidiano la sicurezza degli impianti, di certo la situazione è sfavorevole a tutti i possibili investimenti in un settore altamente strategico, inclusi quelli per la razionalizzazione e il miglioramento della sicurezza degli impianti", avverte Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, all’indomani del centesimo anniversario del crollo della Diga del Gleno, in Alta Val di Sclave, nella Bergamasca, da dove si riversarono i 6 milioni di metri cubi d’acqua che uccisero 356 persone e ne dispersero molte altre.

Quello della Diga del Gleno non è stato l’unico disastro. Lo scorso millennio quasi in tremila hanno perso la vita nel Nord Italia per eventi simili: 1.917 nel disastro del Vajont del 9 ottobre 1963; 111 in quello di Morale in provincia di Alessandria nel 1935; 268 nel 1985 in quello della Val di Stava, in Trentino.

“È urgente procedere a una rapida riassegnazione, tramite gara, di concessioni di durata sufficientemente lunga da consentire agli operatori di valutare e programmare tutti gli investimenti necessari – esorta la presidente Meggetto – sia per ottimizzare la produzione, rendendola complementare alla crescita di produzione da altre energie rinnovabili, sia per conseguire elevati livelli di sicurezza e tutela delle popolazioni esposte a possibili collassi delle strutture".