Milano - E' il giorno del vaccino anti Covid per il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.  Lo ha ricordato lui stesso, a margine dell'inaugurazione di un nuovo polo vaccinale a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano. "Mi vaccino oggi. Non dico dove. Non so che vaccino mi faranno. Quello che mi danno porto a casa", aveva detto. Più tardi ha riferito via Twitter di aver ricevuto la prima dose di AstraZeneca all'hub della Fiera di Milano: "Veloci e bravi. Tutto bene e nessun fastidio".   "L'importante è vaccinarsi - ancora Fontana - Qualunque cosa diano ci vacciniamo e facciamo un passo avanti verso la riconquista della libertà". Sull'avvio dell vaccinazioni per gli under 60 in Lombardia "stiamo attendendo di avere la programmazione delle forniture, perché è inutile che facciamo le prenotazioni se poi per mancanza di forniture non siamo in grado di rispettarle",

Poi, il governatore ha commentato quanto accaduto ieri, a Milano, dopo la vittoria dello scudetto dell'Inter, ovvero assembramenti di tifosi nelle strade e piazze.  Secondoa la Questura, circa 30mila persone si sono riversate nelle strade e nelle piazze. "Speriamo che situazioni di questo genere non abbiano determinato nessuna conseguenza e speriamo che in futuro si evitino ulteriori scene di questo genere, perché onestamente rischiano di essere un po' pericolose. Speriamo che arrivi prima la vaccinazione". Eventi simili "era probabile che si potessero verificare. L'importante è che non si verifichino più. Bisogna fare anche affidamento e chiedere alle persone il rispetto delle misure di sicurezza". In ogni caso, ha aggiunto, "mi auguro e spero che non aumentino i contagi, ma questo lo potremo dire tra due settimane". Fontana ha comunque aggiunto: "Sono contento che ha vinto l'Inter perché ha vinto una squadra lombarda e comunque è anche un segno della grande ripartenza che la Lombardia sta dimostrando di avere, quindi mi fa piacere. Con il Milan e l'Atalanta in Champions League sarebbe il top. Comunque la Lombardia è sempre forte". 

Sulla questione è intervenuto il prefetto di Milano, Renato Saccone "Quando il popolo dei tifosi, in modo assolutamente spontaneo e non organizzato, scende in strada per festeggiare lo scudetto atteso da anni, bisogna necessariamente coniugare le ragioni della prevenzione del contagio con la gestione dell'ordine pubblico e con la tutela della incolumità delle persone. Abbiamo valutato che chiudere piazza Duomo, spazio urbano ampio e con numerose vie di esodo, sarebbe stato inevitabilmente occasione di ancora più densi e rischiosi assembramenti, sotto ogni profilo". Le parole del prefetto sono poi state riprese dal sindaco Beppe Sala. Che, rispondendo così anche al segretario della Lega Matteo Salvini - "Sala non poteva far entrare 20 mila tifosi in uno stadio che ne contiene 80 mila, invece di tacere e scappare? Milano ha ancora un sindaco?" - ha detto: "La risposta è no. Innanzitutto perché gli stadi sono chiusi. E poi, come entrano ed escono 20.000 tifosi senza assembrarsi?", aggiungendo l'hashtag #ministropercaso.

Covid, Brusaferro: "Più liberi quando avremo vaccinato oltre metà della popolazione"

Assembramenti di tifosi nerazzurri in piazza Duomo

Locatelli: "Così non si onorano i morti"

Critico il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico Franco Locatelli, che a Sky Tg24 ha detto: "La gioia la si può comprendere però credo che su di essa debba prevalere il senso di responsabilità: 121mila morti devono averci insegnato qualcosa. Onorare la loro morte vuol dire evitare assembramenti". Tutte le occasioni di assembramento - ha aggiunto - vanno assolutamente evitate, ivi compresi i festeggiamenti dei tifosi della squadra di calcio che ha vinto il campionato". 

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Galli: "Si è perso il controllo ovunque"

La festa dell'Inter? ""Sono un tifoso nerazzurro ma la cose che non vanno bene non possono essere accettate a prescindere. E' stata una manifestazione che, in quei termini, non aveva senso. Mi dispiace perché coinvolge le persone con le quali condivido una passione. Ma la passione andava espressa diversamente", ha detto  Massimo Galli, direttore della clinica di Malattie Infettive dell'ospedale Sacco.  Poi, ha sottolienato: "L'imprudenza non ha colore, l'incoscienza ha tutti i colori dell'arcobaleno. E' chiaro a tutti che questo tipo di manifestazioni sono pericolose", Il punto è che nel weekend "non ci sono state solo manifestazioni di una tifoseria, svolte con pericolosi assembramenti all'aperto. Ma c'è stata la perdita di controllo delle minime misure: ieri gli assembramenti erano ovunque". Galli ha ricordato  che abbiamo già sperimentato manifestazioni simili, "abbiamo visto lo scorso anno, quando è stato festeggiato un altro scudetto, in una situazione analoga a questa, nel senso che quando arriva un messaggio che può essere interpretato come 'liberi tutti', le persone vanno oltre". Il problema ha detto Galli è che "la pandemia non è risolta. Il vaccino potrà contribuire in modo sostanziale a ridimensionare il problema ma la tranquillità è ancora lontana". 

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Pregliasco: "Temo in un incremento dei casi"

Parere simile per il virologo dell'università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco, intervenuto alla trasmissione "Agorà" su Rai3, definendo gli assembramento "un'intemperanza inutile che potrebbe determinare un po' di guai". "Speriamo che i guai siano pochi perché comunque all'aperto sappiamo che il rischio è ridotto - ha aggiunto - però cantare per lungo tempo diventa un elemento di rischio. Non vedremo subito questi effetti, speriamo che possa esserci solo un piccolo rigurgito di rialzo dei contagi, però il rischio c'è". Gli effetti "si vedranno tra 14 giorni, da metà maggio in poi: temo che ci sarà un incremento dei casi, non una nuova ondata ma un'onda di risalita". 

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Bassetti: "La festa andava fatta allo stadio"

I festeggiamenti per lo scudetto dell'Inter in piazza Duomo a Milano "andavano evitati magari utilizzando lo stadio. Io sostengo da tempo che è più sicuro uno stadio a capienza ridotta, al 15-20% dove tutti sono ordinati, distanziati e con la mascherina, rispetto a queste manifestazioni di piazza disordinate. Dispiace che non si sia trovato il modo di farlo in completa sicurezza a San Siro. Ora i rischi ce ne sono se non indossi la mascherina e ti accalchi". E' il pensiero di Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova e componente dell'Unità di crisi Covid-19 della Liguria. "Dobbiamo finirla di vietare le cose di buon senso, come la riapertura degli stadi in sicurezza magari per le ultime giornate del campionato - ha rimarcato Bassetti - Come si può non essere in grado di controllare quello che si può evitare? Perché non abbiamo riaperto gli stadi prima? In altri Paesi lo fanno? E noi? Arriviamo per ultimi".