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19 nov 2021

Ex fabbriche, cascine, ecomostri: aree dismesse grandi come seimila campi da calcio

Salgono a oltre 3.800 le aree censite dal Politecnico di Milano: la mappa delle ferite paesaggistiche

luca balzarotti
Cronaca
pintus villasanta ecomostro
Un edificio abbandonato in Brianza

Milano - Capannoni e fabbriche vuote. Cascine abbandonate. Cantieri mai finiti. Immobili spesso fatiscenti o ecomostri circondati da ettari di terreno abbandonati. In Lombardia se ne contano oltre 3.800. Aree dismesse che, sommate, misurano quasi seimila campi da calcio regolamentari. Il censimento è del Mapping and Urban Data Lab, il laboratorio del Politecnico di Milano. "Dal 2017 al 2019, partendo da un database della Regione del 2010, abbiamo scoperto aree dismesse che non erano classificate come tali e le abbiamo geolocalizzate" spiega l’architetto Daniela Giannoccaro del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico.

Il nuovo database del dismesso in Lombardia conta 3.800 aree - immobili con pertinenze - e aggiorna le 746 censite dalla Regione tra il 2008 e il 2010. Tutte verificate, con rilievi in loco o virtuali tramite i sistemi di consultazione geografica online: Google Maps, Bing, Open Street Map, Google Street View. Il censimento identifica il comune, la provincia e il codice Istat dell’area dismessa. E la tipologia in relazione alla funzione svolta un tempo: produttiva, commerciale, terziario, residenziale, edifici di interesse storico, servizi pubblici, zone agricole, infrastrutture, aree libere. In tutto 5.300 ettari che si distendono in 791 comuni: "È un patrimonio immenso, una situazione dolorosa" commenta Giannoccaro.

Nella Città metropolitana di Milano il dismesso conta oltre mille aree, circa il 30% del totale regionale. Sono anche le più estese, con 1.770 ettari, il 33,2% dei terreni abbandonati lombardi. Sondrio e Lodi, al contrario, risultano le meno "ferite" a livello paesaggistico: in Valtellina risultano 90 aree di dimensioni modeste (50 ettari). Numeri simili nel Lodigiano. "La tipologia più diffusa (63%) riguarda immobili e pertinenze un tempo produttive", dichiara Giannoccaro: 1.689 siti, oltre 3.200 ettari situati principalmente sulla direttrice Milano-Lecco-Varese. "Sono parecchie anche le aree agricole (533 per 560 ettari, l’11% del totale). È l’effetto del cambiamento epocale che ha vissuto la regione: l’abbandono delle grandi fabbriche e il trasferimento dei siti produttivi all’estero ha lasciato cattedrali vuote. Così come la dismissione agricola, che interessa soprattutto Lodi e Pavia. Il recupero di questo patrimonio non può prescindere da scelte politiche: fa male sapere che in tanti comuni si costruisca consumando suolo quando ce n’è tanto da rigenerare. La salvaguardia del territorio non fa rima con la salvaguardia del portafoglio: tempi e costi di bonifica dei siti produttivi scoraggiano gli investitori".
 

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