Carlo Vichi e Annamaria Fabbri
Carlo Vichi e Annamaria Fabbri

Milano, 13 aprile 2019 - Insieme da una vita. Mano nella mano, con la tenerezza di sempre. Uno accanto all’altra, icona di un'unione indissolubile, tra le coppie di oggi sempre più rara. Carlo Vichi e Annamaria Fabbri, industriali milanesi, dimostrano che è possibile stare assieme una vita, non solo perché l’hanno promesso un giorno davanti ad un sacerdote, tra gli affetti di una grande famiglia. Carlo e Annamaria sono insieme da 75 anni. L’anniversario, che vale le nozze di platino, lo hanno ricordato con un brindisi il 10 aprile scorso in fabbrica. Non al ristorante e neppure in un luogo di villeggiatura ma nella grande fabbrica, ormai desolatamente deserta, che ha fatto la storia di Carlo Vichi, il signor Mivar.

Un uomo da sempre in controtendenza, anche nella questione degli affetti. Lui e Annamaria non hanno convissuto prima del matrimonio religioso, come fanno molti giovani d’oggi. Non sono stati dei «bamboccioni». Hanno lanciato da subito un guanto di sfida alla vita. «Avevamo iniziato a conoscerci da ragazzini. Poi appena Annamaria è diventata maggiorenne ci siamo sposati, e ci siamo inventati anche un lavoro» dice Vichi. Era l’aprile del 1944, un anno difficile, anno di guerra, di bombardamenti su Milano, anno di dolore. Carlo e Annamaria neanche si sono separati alle prime difficoltà, come invece spesso accade oggi, con figli contesi dai genitori che poi vanno a costituire altre famiglie.

Carlo e Annamaria hanno resistito negli anni più difficili proprio come testimoniano le foto di oggi, ritratti mano nella mano. Alla festa per i 75 anni di matrimonio c’erano i quattro figli (Luisa, Maria, Valeria e Girolamo), i dodici operai che ancora lavorano alla Mivar (erano più di 800 negli anni d’oro dell’azienda, quando si producevano 400mila televisori all’anno) e gli amici di sempre della coppia. Ad unire Carlo e Annamaria sono stati l’amore che hanno coltivato sin da quando erano ragazzini e il lavoro.

Nel mini appartamento milanese dove erano andati a vivere subito dopo il matrimonio, Carlo Vichi  - originario di Montieri  in Maremma e giunto a Milano a 7 anni con un diploma da radiotecnico in tasca – aveva iniziato a realizzare le prime radio a valvole. Quando la coppia ebbe necessità di avvalersi dei primi collaboratori dovette rinunciare a gran parte della privacy. «Noi si lavorava fino a notte - ricorda  - e Annamaria non poteva cambiarsi. Doveva andare a nanna con il maglione e la gonna», ha raccontato Carlo Vichi. La moglie gli è sempre stata vicina anche quando, dalle radio, è passato ai televisori, trasferendosi da Milano ad Abbiategrasso, nel 1963. Lungo il corso del Naviglio di Bereguardo si è sviluppato il fenomeno Mivar: 400 milioni di fatturato nel 1990 senza spendere una lira in pubblicità. Oggi, che non produce più televisori (dal 2013), Carlo Vichi lo si trova ancora, all’età di 96 anni, al tavolo da disegno al centro del capannone. Progetta e costruisce sedie e tavoli «razionali», tavoli con sedie estraibili, per una miglior postura.