I tecnici del museo di Cremona (Rastelli)
I tecnici del museo di Cremona (Rastelli)

Cremona, 19 ottobre 2017 - Colle animali e materiali inorganici. È tutto qui il segreto del «superlegno» dei violini costruiti da Antonio Stradivari. Cinque anni di ricerche in uno dei centri più all’avanguardia, il Laboratorio Arvedi di diagnostica non invasiva, che si trova nel Museo del Violino di Cremona, ha aggiunto un tassello per capire quello che da sempre viene definito «il segreto di Stradivari».

«Abbiamo fatto ricerche sui trattamenti del legno dei violini Stradivari considerano quindici strumenti costruiti in periodi diversi – spiega Marco Malagodi, ricercatore dell’Università di Pavia e direttore tecnico del polo di analisi –. Abbiamo scoperto che per riempire le porosità del legno, prima di mettere le vernici, venivano utilizzati anche materiali inorganici, ovvero sali, solfati, silicati. Macinati e fatti penetrare nel legno attraverso un legante, una colla animale (colla di coniglio o di pesce)». Sostanze abbastanza comuni, come il gesso, dal sorprendente effetto. «L’uso di questi inerti aumenta la durezza del legno, ma probabilmente i cristalli modificano anche l’acustica», sottolinea Malagodi. Durezza significa durata degli strumenti. Ma il segreto del grande cremonese era soprattutto nella “voce” dei suoi violini. «Dobbiamo considerare che i liutai erano anche dei grandi sperimentatori, probabilmente avevano anche considerato l’effetto acustico dell’utilizzo di questi sali». Stradivari ha avuto una vita molto lunga, si stima che dalla sua bottega siano usciti più o meno 1.200 strumenti, diventati poi famosi nel mondo.

«Tra i violini che abbiamo esaminato ci sono anche il Messia e il Toscano. Questi strumenti da un punto di vista scientifico sono i migliori, in quanto sono stati suonati poco, hanno subito pochi restauri e le vernici sono ben conservate – spiega Malagodi –. Il Toscano è stato costruito nel 1690, mentre il Messia nel 1716. Per entrambi a distanza di 26 anni sono stati utilizzati gli stessi materiali: vernici oleoresinose e trattamenti del legno con colle animali e sali inorganici». Una costante a tale distanza di tempo ed esperienza sembra suggerire che l’utilizzo di questi materiali costituisse un elemento irrinunciabile per Stradivari. Per questo, la ricerca continua. «Noi collaboriamo con il Politecnico di Milano che ha un gruppo di ingegneri acustici: faremo dei provini di laboratorio su pannelli trattati allo stesso modo e andremo a vedere i moti vibratori, poi gli effetti diretti». A questo punto dunque sarà presto possibile costruire un clone di un qualsiasi violino di Stradivari? «Noi stiamo lavorando da cinque anni e abbiamo la fortuna di essere a stretto contatto con la più grande collezione al mondo di strumenti ad arco, ma da scoprire c’è ancora tanto».