Raccolta abiti usati (Frame video polizia)
Raccolta abiti usati (Frame video polizia)

Cremona, 22 gennaio 2019 - Maxi retata contro lo sfruttamento dei migranti. La Polizia di Stato di Cremona sta eseguendo delle ordinanze di custodia cautelare in carcere, degli arresti domiciliari e dell'obbligo di dimora a carico di un sodalizio criminale accusato di aver reclutato e sfruttato manodopera irregolare (cosiddetto caporalato). "Col c... che domani mi chiedi i soldi, ti do due mazzate. Vai a casa, pakistano di m.., che non sai lavorare!". Questo il tenore delle conversazioni, finite agli atti dell'inchiesta, tra le vittime e il gruppo di caporali. 

Le indagini dei poliziotti della squadra mobile, condotte tra l'aprile e il novembre del 2018, hanno accertato che gli indagati hanno sfruttato dei cittadini extracomunitari nel redditizio business della raccolta degli indumenti usati, destinati alla distribuzione nei mercati del nord Africa. I reati sono stati commessi principalmente nella provincia di Cremona (in particolar modo, nel circondario della cittadina di Soresina) ma anche in altre province del nord Italia (quali Como, Bergamo e Reggio Emilia).  Alle vittime veniva corrisposta una retribuzione di 3 euro l`ora, del tutto sproporzionata rispetto al lavoro prestato e senza alcun rispetto delle norme in materia di sicurezza ed igiene sui luoghi di lavoro ed in condizioni di lavoro degradanti.

Sono complessivamente sedici, i più giovani di 18 e 20 anni, altri quarantenni, gli africani che erano stati reclutati per caricare i container di stracci sulle navi che da Genova arrivavano in Tunisia per un giro d'affari tra i 200 e i 300.000 euro. In carcere, sono finiti un tunisino di 37 anni, il capo dell'organizzazione, e due fratelli marocchini, di 45 e 43 anni, suoi collaboratori. È agli arresti domiciliari l'unico italiano del gruppo, di 62 anni, napoletano residente nella provincia di Varese. Per tre marocchini, gravitanti a Soresina, è stata disposta la misura dell'obbligo di dimora, eseguita per ora, solo nei confronti di un marocchino di 35 anni, domiciliato in provincia di Lodi. Gli altri due suoi connazionali sono attualmente irreperibili. Altre tre persone sono infine indagate a piede libero.