Sabrina Beccalli
Sabrina Beccalli

Crema (Cremona), 9 settembre 2020 - «Sono ossa umane». La sentenza lascia senza parole. Per oltre tre settimane si è creduto che la carcassa trovata sabato 15 agosto nella Panda data alle fiamme fosse un cane. Due veterinari hanno dichiarato che si trattava di un animale; il veterinario dell’Asst di Crema, martedì 18 agosto ha chiesto di poterla smaltire in nome della salute pubblica e dell’igiene, ottenendo dal magistrato il permesso. Sempre martedì i carabinieri, con un’indagine modello, hanno messo le mani sul presunto colpevole, incarcerando Alessandro Pasini e denunciandolo per omicidio e distruzione di cadavere. E qui la vicenda comincia a prendere un’altra piega. Pasini non parla, ma viene accusato anche di distruzione di cadavere perché Sabrina Beccalli, la donna scomparsa a Ferragosto, non si trova. Tutti la cercano, ma di lei nessuna traccia. 

Finché venerdì 21 agosto Pasini, in carcere riceve i giudici e davanti al suo avvocato afferma di aver bruciato il corpo della Beccalli con l’auto. Sconcerto e incredulità. Sì, perché a Pasini crede solo il suo avvocato. Si arriva a mercoledì 26, quando arrivano i Ris per ispezionare le case dei protagonisti e del delitto. E l’auto bruciata. Qui trovano una trentina di pezzetti d’osso, quasi tutti molto piccoli, sfuggiti alla prima ricerca. E tra questi uno un po’ più lungo. L’avvocato di Pasini, il legale Paolo Sperolini, ci vede una clavicola. Ma lui non è un esperto e chiede al medico legale Angelo Grecchi, il quale, con tutte le cautele del caso, sta esaminando una foto, conferma: è una clavicola. Ma non basta.

Servono altri giorni di ricerche con elicotteri, vigili del fuoco, Protezione civile, carabinieri sub che arrivano da Genova che scandagliano terreni e corsi d’acqua. Ma Sabrina non c’è. Fin tanto che qualcuno si convince che forse Pasini ha detto la verità e pare che qualche foto venga fatta vedere all’anatomo patologa Cristina Cattaneo. Qualcuno dice che lei in quelle foto avrebbe visto un cadavere e non una carcassa. Il resto è storia recente. Il dubbio è diventato certezza ieri: si tratta di ossa e non di ossi. Adesso ci sarà l’esame del Dna per l’ultima verità: sono di Sabrina Beccalli. Una settimana di tempo per l’ultima sentenza. «I parenti sono sconcertati e attoniti per quel che hanno saputo e soprattutto perché adesso sanno che quella smaltita nell’inceneritore era Sabrina», chiude l’avvocato Antonino Andronico. L’indagine va avanti. Lunedì nuova ispezione dei Ris a Crema, alla Panda per la ricerca di altri, eventuali, frammenti sfuggiti. E poi l’ispezione da parte del generale Luciano Garofano nella casa del delitto, in via Porto Franco.