Sabrina Beccalli
Sabrina Beccalli

Crema (Cremona), 10 settembre 2020 - Erano, con ogni probabilità, ciò che rimaneva di Sabrina Beccalli. Quei resti devastati dal fuoco sono stati trovati nella Panda della donna di Crema, 39 anni, scomparsa nelle prime ore del giorno di Ferragosto. La quasi certezza è venuta dal summit che ha riunito i consulenti della procura di Cremona e quelli nominati dalle parti. Sono stati esaminati una trentina di reperti, recuperati dai carabinieri del Ris sulla vettura della Beccalli: ossa umane. Sarà la comparazione genetica a stabilire (anche se l’esito appare scontato) se si tratta della donna. I resti erano stati ritenuti la carcassa di un cane da due veterinari, Luigi Maria Taccani (con qualche dubbio), professionista privato, e Giuseppe Casirani, dell’Ats Val Padana, chiamati, il 16 agosto, nell’autofficina di Offanengo dove era stata ricoverata la Panda. Nessuna dichiarazione da parte di Casirani, 47 anni, dirigente veterinario dell’Ats.

Ma arriva comunque la sua versione: ha fatto il suo dovere professionale, quello che gli era stato chiesto di fare, ossia una sorta di identificazione del cane, che risultava, fra l’altro, sprovvisto di microchip. La sua relazione, per quanto si è potuto sapere, poggiava su alcuni punti per attribuire i resti a un cane. L’ispezione era durata dalle 14.20 alle 15.30 del 16 agosto ed era stata poi sintetizzata in una pagina. La conclusione era stata che si trattava della carcassa carbonizzata di un cane. Per questa ragione "si chiede di procedere allo smaltimento mediante ditta specializzata (SCS di Crema)". Ricevuto il nulla-osta della procura, i resti erano stati distrutti nell’inceneritore cittadino il 18 agosto. L’Ats si limita a tacere: "La questione è al vaglio dell’Autorità giudiziaria e pertanto l’Ats Val Padana non può rilasciare alcuna dichiarazione sul caso".

Due veterinari . Un errore. Ma la domanda che aleggia, più insistente dopo il riconoscimento della natura umana dei reperti superstiti, ruota attorno al mancato accertamento medico legale sui resti inceneriti. Alla luce di una serie di elementi. Il retroscena violento che poteva essere adombrato da un’auto data alle fiamme. Il fatto che Sabrina Beccalli fosse conosciuta dai carabinieri e irreperibile. La denuncia per scomparsa presentata dai familiari nel pomeriggio del 16 agosto. Nel frattempo è affiorata un’altra tessera nella travagliata biografia di Alessandro Pasini, l’uomo di 45 anni in carcere per l’omicidio di Sabrina e la distruzione del cadavere. Pasini sostiene invece che a stroncare l’amica è stata una overdose, la notte fra il 14 e il 15 agosto. La droga, vent’anni fa, aveva messo fine all’esistenza di quella che era allora la sua compagna, morta nel Milanese. Pasini in quel momento non era presente, anzi si trovava lontano. Un episodio che Pasini ha richiamato nell’udienza di convalida del fermo, con il trauma psicologico che gli era derivato. Una delle spiegazioni, insieme con la vergogna di essersi trovato a consumare droga con la sua ex convivente, per spiegare il suo anomalo comportamento: la decisione di recidere il tubo del gas e a di dare fuoco all’auto con il corpo di Sabrina.