Omicidio a Pandino
Omicidio a Pandino

Agnadello (Cremona), 15 luglio - Aveva una pistola quando l’hanno trovato al distributore di Caleppio di Settala, Saverio Dibiase (per gli amici Saverino), magazziniere alla Stock house di Agnadello, fedina penale non immacolata. E con quella pistola poco prima aveva ammazzato senza pietà il nuovo compagno della sua ex moglie, José Martin Barrionuevo Diaz. La pistola era una replica di una Smith & Wesson calibro 7.65 che lui aveva modificato, trasformandola in un’arma letale. Con quella pistola era andato, venerdì pomeriggio, a Pandino, in via Fontana, dove aveva dato appuntamento alla ex moglie e al peruviano per chiarirsi. Ma non c’è stata alcuna parola, perché Dibiase non è sceso neppure dalla sua Ford C Max: ha affiancato la coppia, ha preso la pistola e ha sparato due colpi a distanza ravvicinata alla testa del rivale e un terzo quando la vittima era a terra. Poi la fuga verso chissà dove. E i carabinieri lo hanno rintracciato e fermato. Lui, l’uomo con la pistola, che in auto aveva altri dieci colpi. Come altri 40 ne sono stati trovati a casa. Adesso è a San Vittore, dove attende il giudice.

Incredulità per quel che è accaduto ad Agnadello, dove i tre erano conosciuti, anche se si tiene a far sapere che non sono di qui. Saverino è nativo di Barletta ed era arrivato in paese da dieci anni. Qualche lavoro come buttafuori, il suo fisico possente glielo permetteva, il matrimonio con la collega Alessandra Tarenzi, nativa di Melzo, la nascita di una figlia. Ma anche qualche ombra sulla fedina penale e poi quella pistola modificata da persona che con le armi ha una certa dimestichezza. Quindi il matrimonio che si sfascia e la donna che si trova un nuovo compagno, che anche lui lavora nella stessa ditta. José Martin Barrionuevo Diaz è residente a Cologno Monzese, ma è speso ad Agnadello, dove gioca a calcetto con gli amici e dove frequenta la sua nuova fiamma. Litigavano spesso Saverio e Alessandra, tanto che i vicini non hanno difficoltà a ricordare: «Le urla si sentivano anche dall’altro lato della strada. Lei però gli teneva testa, gli rispondeva a tono e sembrava non farsi intimorire - dice chi li sentiva - Lui non si vedeva molto. Alto, rasato, scontroso, non dava confidenza. Lei usciva col cane la mattina presto. Si notava, con la sua testa rossa". Sul lavoro i colleghi sono allibiti. "Dibiase - conferma un conoscente - non parlava dei suoi problemi familiari. Ultimamente però non mi sembrava sereno». L’assassino è a San Vittore dove attende. Ieri il magistrato ha formulato il capo d’imputazione: omicidio premeditato. Vuole dire che l’uomo aveva studiato un piano per ammazzare il rivale. Forse anche la donna, ma all’ultimo istante non se l’è sentita. E lei in quegli attimi fatali, gliel’ha chiesto: "Perché non ammazzi anche me?".